Archivi del mese: aprile 2020

Virus e Tv

jolly-roger-bandiera-piratiVirologia televisiva e amuleti mediatici.
La virologa più trendy, Capua Ilaria, in arte star della tv pandemica sostiene sorridente, da tutti gli schermi e quotidiani, che nella attesissima fase 2 si dovranno separare nonni e nipoti e che siccome pare che le donne sopravvivono di più (non è che non si ammalino) degli uomini al virus nel riavviare il lavoro sarà opportuno mandare avanti loro.
Donne dududù crepa tu. Certo, la soluzione semplice, da mezza calzetta.
Ma tutti sappiamo che ci sono tanti modi di morire quando non si lavora in sterili e eleganti biblioteche scientifiche o dipartimenti universitari, no?
In realtà le donne sono sotto attacco in quanto rappresentano il simbolo stesso della vita che genera, che cura, che ama. E allora spezziamole ‘ste cretine, no?
E poi questi nonni tanto fino ad ieri blanditi e celebrati, con tanto di festa inventata allo scopo, come sostegno affettivo ed economico delle famiglie “giovani” (virgoletto, perché parecchi di questi giovani ormai veleggiano verso la cinquantina…) secondo quella signora, devono essere separati dai nipoti. Pessimi influencer probabilmente: trasmettono affetti. Che orrore.

Insomma dovremmo accettare il sotteso messaggio: medicina e scienze sono e rimangono elegantemente impotenti, sconfitte e sottomesse dal virus (monarca assoluto, con tanto di corona) e l’unica salvezza è il distanziamento, o meglio la segregazione reciproca.
Ed infatti l’alternativa all’isolamento è il suicidarsi mescolandosi in ripugnanti aggregazioni sociali.
Dunque anche io, attualmente, sostengo e pratico il disciplinato distanziamento, la separazione o l’isolamento come diavolo lo vogliamo chiamare.
Ma, accidenti! le beate muse della scienza devono lavorare e dimostrare di essere al mondo per qualcosa.
Se il politico, e lo capisco, mi può dire solo : “per ora distanziatevi”, perché non ha altra soluzione lo scienziato (specie quello trendy e famoso e telestar) non può dire solo la stessa cosa.
Deve lavorare e deve uscire dalla sua torre d’avorio sterile e sterilizzata. E non fare lo stregone agitando amuleti da stregoni virtuali e pandemie reali.
A fare la quarantena, sventolando bandiere gialle, erano capaci anche i rozzi pirati e i pimpanti corsari delle più feroci piraterie dei romanzi.
Ora basta, signore e signori in camice bianco, o per lo meno lavorate, ma sparite dalle TV,

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Vita quotidiana, tra covit19 e cestino

Svuoti il cestino? Come si svolge la vita #quotidiana, tra #covit19 e #cestino?
in questo periodo scrivere una narrazione è come svuotare il cestino del pc. Non si fa mai, poi arriva il giorno che indugi davanti al display e noti la scritta, mentre scorri col mouse qua e là, spigolando alla ricerca di un perché: cestino.
Perché no? Vediamo cosa c’è dentro.
Il mondo ti ha un po’ chiuso la porta, sbatacchi qua e là le tue cose, non vuoi pensare, nascondi i pensieri meno corrucciati, smetti di programmare la settimana, forse il mese, forse la stagione.
E accumuli tutto nel cestino.
Dai coraggio, prima o poi lo svuoterai allegramente. Sssse, fffforse, boh.
Riavvii i pensieri insieme all’aspirapolvere; oddio ma ha un senso? Accendi l’immaginazione insieme al gas del fornello. Spolveri libri e cuore nello stesso tempo.
E poi ti telefona qualcuno, come va?
Ma forse preferisci la radio.
E meno male che tu la radio la ami, ma proprio tanto.
Ti piace quella sorpresa, ben diversa e più curiosa avventura di quella di inserire uno dei quattromila (si fa per dire) cd che ti trascini da un trasloco all’altro.
Accendi ed è un po’ come andare alla deriva verso una giornata di sole. Come aspettarsi qualcosa.
Il cestino, mentre ascolti, si riempie ancora: altri ricordi, altri pensieri nuovi, relazioni e collegamenti, cose che non puoi e nemmeno vuoi raccontare.
Rievochi, riscopri, ricordi: oppure ti sorprendi: purché sia musica, come il vento sulle guance.
Per oggi non svuoto il cestino.
Non ci penso proprio.
Caso mai alzo il volume: amo la radio.
Citazione

Paura e Coraggio

dal nuovo Blog La vita al tempo del coronavirus : la voce di ragazzi ora al chiuso, fuori dalla scuola. Ecco cosa dicono.

via Paura e Coraggio

LA VITA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Gli studenti raccontano / Oltre la didattica a distanza

28 Marzo 2020 – Grazie Papa Francesco

cq5dam.thumbnail.cropped.750.422[1]O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d’ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,

tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.
(Par II)

wp-1585762002982.jpgPoche sere fa, il 28 marzo, Papa Francesco ha pregato con parole dolorose e sofferte per la salute del mondo e di tutti noi. Il Vangelo letto narrava come Gesù, che dormiva nonostante la burrasca, fosse stato svegliato dai suoi discepoli terrorizzati e li avesse rincuorati invitandoli ad avere fede. La preghiera del Papa, in una Piazza spettrale ma pur sempre grandiosa e bellissima, vestita di color blu cenere, è stata commovente; ma ci ha chiamato tutti a rispondere del modello di vita e di società in cui siamo immersi mentre, indolentemente, ci lasciamo portare dalla corrente e ci allarmiamo solo quando questa diventa tempestosa e ingovernabile. Quelle parole non possono essere commentate, sono state un dono, una luce che illumina un cammino ancora oggi tenebroso. Dopo la preghiera la benedizione eucaristica, sotto una pioggia che non cessava quasi a voler spazzare via ogni nostra umana disperazione nel bacio del Papa al Crocifisso.
E mentre il Papa impartiva la benedizione s’è sciolto il suono delle campane di San Pietro che, nel crepuscolo di una sera che segna il cuore, si fondeva con quello della sirena di un’ambulanza.
Non gridate più. Non è l’ora di gridare.

Grazie Papa Francesco.