Archivi del giorno: 26 settembre 2019

È triste, ma è la più forte, è la cattiveria.

pc Diritti civili, diritti umani, giustizia sociale, parità: ci suonano nelle orecchie saturando la mente, queste ed altre belle e sacrosante parole.
Eppure, nonostante le dichiarazioni di tante intenzioni migliori di quelle altrui, il tempo in cui viviamo non è abitato dalla bontà né dal bene, e purtroppo nemmeno dall’intelligente convenienza del non nuocere.

Siamo oltre i livelli di guardia della quantità di astio contro l’altro, di acidità verso il pensiero altrui, di diffidenza verso le azioni di chiunque le compia. 
Ormai apro quasi con timore fB perché so che leggerò frasi di malevole critiche, di irrisione e di giudizi pregiudiziali e sempre negativi.
Il filone d’oro della ricerca di qualcosa di migliore è stato abbandonato.
La bontà d’animo e l’apertura verso il prossimo abitano, se esistono ancora, forse in qualche rapporto personale; la preoccupazione verso il bene comune non è sostenuta nemmeno per interesse.
Voglio dirlo chiaro (per quel che vale il mio pensiero, cioè lasciamo perdere che del nulla non si parla) se non ci prendiamo cura del bene comune puniamo prima di tutto noi stessi.
Lo slogan “non esiste un pianeta B” può essere parafrasato per dire “non esistono né un tempo B, né una realtà B”; e il male è comunque, pronta consegna h24, anche per noi.
Che sfortunata circostanza, nevvero?

L’inquinamento è davvero invincibile?

di Maria Serena Peterlin
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Si narra che un tale George Wallace Melville (un Fassino d’altri tempi in sostanza) ai primi tentativi di costruire macchine per volare abbia detto :”Se Dio avesse voluto che l’uomo volasse gli avrebbe dato le ali“.
Che sia stata davvero detta, o non, questa frase è proprio quella che mi viene in mente ogni volta che qualcuno, chiunque sia, nega la possibilità di risolvere il problema dell’inquinamento del pianeta.
Allora mi chiedo se gli umani sono fatti per arrendersi fatalisticamente o “per viver come bruti”. Ma non è così e lo sappiamo.
Oggi la parte ricca del pianeta sta affogando nel superfluo, sta soffocando di obesità, sta decerebrandosi a botte di media e pubblicità ed è diventata passiva, grassa, inerte: rassegnata.

Abbiamo invece urgenza di far volare di nuovo l’ippogrifo dell’intelligenza che sfida la gravità del profitto, per volare verso la conoscenza, la ricerca, l’innovazione scientifica: quella che trova soluzioni.
Invece finanziamo la qualunque.