Archivi del mese: aprile 2019

Io non voglio sparare

 

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La cacciata dal Paradiso Terrestre Scuola Emiliana del XVII secolo olio su tela, cm 74×63, in cornice dorata

Quando avevo le mie figlie piccoline, le guardavo giocare e pensavo che se qualcuno avesse voluto far loro del male io stessa lo avrei voluto uccidere; una madre difende i suoi piccoli per istinto, per natura, per amore, anche con ferocia se costretta. E li difende senza chiedersi nulla. Genitori lo si è per tutta la vita, e certo nessuno (almeno così la penso io) è disposto a immaginare di sopportare una violenza contro i figli.
Però mi chiedo anche: “perché” noi dovremmo affrontare un nostro impulso ad uccidere?
È vero che non possiamo illuderci di vivere nel migliore dei mondi possibili, ed è vero che non possiamo nemmeno sognare di vivere in una società convertita alla non violenza e all’amore per il prossimo unito al quello per il bene comune.
Tuttavia manteniamo, per così dire, uno Stato Italiano a cui diamo tempo, lavoro, vita e soldi.
Ossia :
A) viviamo in Italia, abbiamo una Costituzione perfetta, abbiamo Parlamento, Senato, Giunte regionali e comunali  che votiamo e supportiamo con i nostri contributi
B) viviamo in Italia e abbiamo Carabinieri, Polizia, Guardie Municipali, e in alcuni casi forze speciali
C) viviamo in Italia dove esistono presidi per la sanità mentale, presidi sanitari, assistenze varie (lunghissime da elencare da quelle statali fino alle Onlus)
D) Nella nostra Italia abbiamo perfino una Magistratura complessissima e diffusa sul territorio !
E tutto questo, ed altro ancora, lo abbiamo voluto, votato e, scusate se ripeto una parola antipatica, lo manteniamo versando tasse, contributi, marche da bollo e tante altre gabelle che paghiamo senza nemmeno accorgerci ogni volta che acquistiamo qualcosa o usufruiamo di prestazioni (ticket, fattore ecc)
Allora mi chiedo: perché?
Non voglio semplificarla certamente con il classico refrain “IO PAGO”.
La semplifico caso mai, richiamandomi al Patto Sociale o al Contratto Sociale, se vogliamo così chiamarlo, che accettiamo essendo Cittadini Italiani, Europei.
SE allora Matteo Salvini pensa di cavarsela dicendo: ti dò facoltà di sparare, comprati un mitra, io non gli rispondo con un insulto a cui sto pensando. Gli rispondo dicendo:
“dovevate dirmelo prima!”
Non mi chiedete, ma nessuno e non solo Salvini, di votarvi e di mandarvi su una poltrona a lavorare di poltronificio creando altre poltroni e poltrone.
Dovevate dirmi: “ARRANGIATI! ” aggiungendo “questa, cara mia, non è l’Italia che lavora, che ha combattuto per la libertà e la giustizia, che condivide valori civili, etici, culturali e che li promuove trai i giovani. Questa è cosa diversa, di cui tu non fai parte. ”
Questa è la selvaggia giungla dove non regna più nemmeno la legge di natura, ma solo quella della ferocia disuguale”
Capito signor Salvini, capito signor Parlamento? Capito signor Presidente?”
DECIDETEVI VOI.
Io NON sparo. Io non compro pistole. Io uso il frullatore o la lavastoviglie, non le armi.
Ma se mi uccideranno chiederò, dall’al di là dove ci sarà ben qualcuno di più serio di tutti voi, di venire a farvi morire di paura nel vostro comodo letto, pardon sbagliavo, sulla vostra poltrona.
(ps se ci sono refusi arrangiatevi, sono troppo indignata per correggermi)

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A proposito di Greta

Lo so bene che ci sono molte interpretazioni del fenomeno suscitato dalla giovane Greta Thunberg e vedo altrettanto bene che sono possibili le eventuali strumentalizzazioni mediatiche o liberiste che sono pronte ad azzannare la preda; una preda giovane deve sembrare particolarmente interessante ai soliti che sanno tutto, che “tu non immagini cosa ci sia dietro”, “è un fenomeno mediatico”, “sì però c’è strumentalizzazione” e così via.
Del resto cosa non si strumentalizza oggi?
Cosa si salva dal tritatutto mediatico?
Mi chiedo anche come mai le suddette interpretazioni critiche siano così accese, rancorose e sghignazzanti a volte fino a darne una satira acidissima.

Ma a me non interessa e ripeto quello che penso e ho già detto altrove: l’idea proposta e diffusa grazie a Greta Thunberg è forte e buona e sta coinvolgendo molti giovani. E direi finalmente
Fino a tempi recentissimi qualche adulto, non privo di aureola di autoassolvimento, ha stigmatizzato i giovani come passivi fruitori di divano, inerti, ignoranti, senza idee. E potremmo continuare.
E si sono puntate dita e mani, vedi caso, contro insegnanti e scuola. Come noto la scuola ha colpa di tutto e ad accusarla non si sbaglia mai.
Ma riflettiamo una attimo: se la sensibilizzazione promossa dal Greta sul tema del CLIMA può essere strumentalizzata, bisogna pur ammettere che si tratta di una tema vitale per tutti ed è evidente che si sta diffondendo in modo straordinario. Dunque a molti sta a cuore il pianeta, e la gran parte di quei molti sono ragazzi, sono giovani. Mentre quelli che acidamente criticano fanno forse qualcosa di meglio?63ba0750687571792c5ce6db0c14bf53
E allora perché invece di tentare di depotenziare tutto con la dietrologia ed evitare il rischio che e che tutto quanto sta accadendo di scuola in scuola, di città in città, di paese in paese diventi un fenomeno, come alcuni dicono, ” da baraccone “, perché, ripeto,  non ci si impegna a sostenerne il lato buono e a consolidarne il contenuto culturale?
Perché voler lasciar sempre carta bianca al lato oscuro del male?
Forse qualcuno difende una sorta di primato o di monopolio dell’impegno sul clima?
E quali sono stati finora i risultati verso la natura, il clima, la qualità dell’aria, dell’acqua, dei continenti tutti e della nostra vita se non un continuo peggioramento?
Non sono io che casco dal pero, non sono  io una Alice nel paese delle meraviglie, e nemmeno  penso  che la protesta dei giovani sia una chiave magica, ma è pure sempre una forma di resistenza.
E inoltre sono invece una molto stanca di pessimismi e di posizioni rinunciatarie.

Trovo insopportabile la palude del  negazionismo sul clima e quella del “tanto sono tutti uguali” perché non c’è nulla di più ipocrita e strumentale che diffondere questa mentalità. Trovo pretestuoso e perfino grottesco mentre si applaude senza remore né perplessità  ai garruli rampolli del mondo dello spettacolo, o si lascia  spaziare quelli del mondo dei media o ci si inchina compuntamente agli eredi dei grandi e grandissimi industriali e delle classiche reali famiglie stranote andare a fare le pulci alla famiglia di Greta Thunberg colpevole di non essere  necessariamente orfana o trovatella o figlia di provetta.
Sono stanca di sentir dire “tanto non cambia niente perché è tutto un imbroglio”-
Ormai faccio come Buck, il cane del Richiamo della Foresta di Jack London; non leggo i giornali e vado incontro al futuro cercando richiami naturali e non filtrati dalla Repubbica, dal Libero, dal Corsera e così via o peggio ancora da qualche talk di approfondimento: queste interpretazioni mi disgustano.
(E tra parentesi faccio notare che se è vero che se a Buck, ma lo avete letto quel capolavoro? hqdefaultaccade di prendere legnate e frustate dagli uomini avidi e crudeli è anche vero che poi trova la sua vera vita nella infinita e meravigliosa foresta ossia nella libertà, quella che insegna anche a noi.)
Il fenomeno mediatico, se di questo si trattasse, andrebbe allora studiato seriamente. Ma bisogna partire da un dato di fatto:  oggi adolescenti e i giovani non sono succubi dei media, e particolarmente non sono dipendenti dai quotidiani e dalle televisioni, per fortuna. Sembra un regresso culturale, ma ne sarei, ragionando nel medio-lungo termine, così certa.
Sono sempre stata con i giovani e sono fiduciosa che non si lasceranno imbambolare o distrarre come si fatto in passato.
Invece (e ci dovete stare in tanti), quelli che nel ’68 partirono, in buona fede per carità, per cambiare il mondo sono invece finiti in parte al bar, magari con uno spinello, una cocacola, o peggio con una vodka nel bicchiere, altri alla sala giochi, altri ancora alla buvette; e in altri a combattere per la propria individuale quotidianità. Molti profeti poco onore, per la verità. Salvo isolati casi che cantano, come sempre stonando, fuori da questo opprimente coro.
Coraggio e avanti, ragazzi, che lo spirito di Buck sia con voi.

zan zan basta.

Riflessione strana su Nôtre Dame

Se a voltarmi più non ti vedo, chi di noi due manca? (A.Gatto – Osteria Flegrea)
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Sì va bene, il grande dispiacere è giusto e dovuto. La ferita per Nôtre-Dame sanguina.
Ma gli uomini possono costruire e ricostruire le cattedrali e, nonostante la ferita e il dolore, esse potrebbero risorgere più belle o almeno altrettanto. (Sempre desiderando che nel costruirle nessuno perda salute o vita come è accaduto ed accade dai tempi dei faraoni).
Ma, appunto, le ferite si curano e il dono di quelle cattedrali può esserci restituito.
Ma non sono il fine ultimo e più grande della nostra vita.
Invece, io penso modestamente, è la vita in se stessa il vero dono e l’unico nostro bene che possiamo vivere e condividere.
E nessuna vita umana di bambino, donna o uomo che sia persa a causa delle innumerevoli sciagure e guerre del nostro tempo e che sono in gran parte causate dalla smania del potere, del denaro e della corruzione, nessuna vita si ricostruisce.
Il grande dramma quotidiano, la tragedia senza fine che ci gira intorno come impazzita, non si esorcizza con scioccanti immagini di catastrofi di cose preziose.
Cose, appunto, e non vite.
E lo so, potrei anche sembrare una che la butta sul patetico, e certo lo sono; sono una che ragiona con il cuore, e il cuore non è quella specie di doppia melanzana rossa che si disegna sui cartoncini o con un emoticon e si tatua su un pezzo di pelle. Il cuore ha le sue ragioni che ti trafiggono quando incontri lo sguardo di quella “cosa” viva (e a volte non più viva) di cui in tanti, me compresa ovviamente, ci possiamo dimenticare.
Se quando ci voltiamo ci accorgiamo che siamo soli allora abbiamo perso qualcosa di più importante di tutto.
Lo sguardo del prossimo.