Nostalgie canaglie : chi se li sognava i collant?

vicino al caminetto con nonni

la mia mamma faceva solo foto “mosse!”

Quel bel passato che qualcuno ancora rimpiange ha, in fondo, la qualità analoga a quella di tutte le cose lontane: contorni sfumati, ombre che nascondono, alone nostalgico e dolcemente malinconico. Insomma effetto nebbia.

Il problema è che la nebbia (nascondi le cose lontane, tu nebbia impalpabile e scialba, scriveva il poeta) incanta, ma inganna.
E dovremmo proprio noi, nati in tempi più lontani, non solo essere custodi del passato, ma anche essere in gradi di proporne ricordi e testimonianze realistiche e non inzuccherate.
Invece confondiamo la dolcezza del tempo in cui eravamo sani e snelli e beltà splendeva meglio occhi nostri, con la verità della quotidiana esistenza così come era allora.
Certo, a livello personale nessuno ci deve contestare il preferire il passato (e vorrei vedere) al presente del nostro sconforto, degli acciacchi, dell’ora fuggita; ma se vogliamo, come dobbiamo, custodire il passato non possiamo farne un affascinante maquillage del bel tempo onesto e ricco di affetti.
Sto pensando a una canzone che diceva:

Il fuoco di un camino
Non è caldo come il sole del mattino

Appunto, il camino è bello e fa calore e fa casa, profumo di sentimenti.
Ma oggi non deve diventare oleografia, è invece necessario sostenere i più giovani purché impegnino ad andare avanti senza lasciarsi imbambolare o trasportare da vecchi stereotipi addomesticanti.
Invece arriva l’intervista al novantenne Angela Piero, divulgatore e pseudoscienziato, a dirci che la sua vallata era tanto bella, ma noi sappiamo che non lo è mai stata così tanto.
E troppi sono i giovani ad esserne anestetizzati, certo non solo dalle  sue parole, ma intanto quelle fanno il lavoro del veleno di Amleto. E troppe sono oggi le sirene del cercare il nulla, tanto a che serve impegnarsi per un reale cambiamento o chiedere che ci sia restituito ciò che era stato conquistato.
Se riflettiamo sul passato cercandone testimonianze nella concretezza di quella vita quotidiana e se ci riferiamo per un attimo, visto che l’ho come richiamata, con il camino, anche solo alle attività della vita domestica degli anni di qualche decennio fa immagino che molti giovani nemmeno possano immaginare che:
– per per preparare la colazione (fare il caffè e scaldare il latte) e poi cucinare le donne accendevano il fuoco, nella cucina economica a legna, alla mattina presto
– non esistevano i frigoriferi e quindi c’erano una serie di lavori da fare per conservare il cibo
– il bucato si faceva a mano, e si mettevano a mollo i panni la sera prima nelle vasche apposite, dove l’acqua andava messa a secchiate, poi si stirava scaldando il pesantissimo ferro sulle piastre (o in altro modo)
– io ricordo mio nonno che schiacciava, rotolando una bottiglia sul tavolo, il sale grosso per farlo diventare fino
– si lucidavano i pavimenti, prima spazzati e lavati, con la cera che si passava a mano, non c’erano ancora le mattonelle di gres porcellanato
– i polli, giusto per fare un esempio, andavano uccisi, spennati, puliti ed sviscerati: sì certo erano ruspanti, ma …
– si andava a scuola a piedi, anche per chilometri, uscendo al mattino ch’era ancora buio e con in tasca il pane del giorno prima, mica il Kinder. Certo, il cibo sano eh! Basta non pensare che nel dopoguerra l’aria era impestata dalle infinite bombe sganciate nei cieli europei e da quelle due caramelle fatte piovere su Hiroshima e Nagasaki. Sano, come no?
Per la politica nessun problema: la signora DC aveva quasi il 50%.
E per divertimento, d’inverno, si leggeva un bel libro ricevuto in regalo a Natale, e questa  sì è un’abitudine da riproporre.serena_terza_elementare
Chi nasceva, tuttavia, in una famiglia meno fortunata non aveva il camino sempre acceso, né sempre un libro in regalo, né tanto altro.
Ma insomma basta; se torno coi pensieri al passato già sento il freddo dell’inverno che mi punge attraverso un bel cappottino cucito a mano dalla mia mamma, ma che, indossato sopra la gonna a pieghe e i calzettoni scozzesi lasciava scoperte le gambe dalle ginocchia in su, e lasciava passare la tramontana che mi sventolava fino allo stomaco. Già: chi se li sognava i collant?

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2 risposte a “Nostalgie canaglie : chi se li sognava i collant?

  1. Umberto Marilungo

    dire bella a una cosa che non lo è , purtroppo non è verità ma menzogna … l’attualità conferma la regola ..il benessere non è proprio cosi bello come hanno voluto farci credere .. ognuno poi la pensa a modo suo !!! in piu sappiamo che il passato recente è stato in qualche modo ‘governato’ da quel vecchio 50% che è stato amico del papa e dell’imperatore!!! Angela è stato un bravo divulgatore di notizie e scienze propinate dal suo principale ! … è stato pagato per questo e oggi molti altri divulgatori seguono la sua strada .. e credono di darci ancora da bere e da mangiare cose buone … non è cosi … buona serata !

  2. grazie Umberto per la tua lettura e il tuo contributo

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