In breve sulla crudeltà e sulle colpe

pcSe, nella nostra diffusissima presunzione di blogger sovente tuttologi e onniscienti, volessimo stabilire che i delitti o le colpe dei figli siano da attribuirsi o meno ad errori dei padri&madri potremmo incorrere in conclusioni faziose o illogiche.

Ognuno di noi è, se non padre o madre, per lo meno figlio. Per questa ragione, e non solo per questa, ma anche per formazione culturale, temo che sia difficile separarci dalla nostra natura a vantaggio di una imparziale lucidità del giudizio.

Risalendo indietro indietro (di scelleratezza in scelleratezza come scriveva Manzoni) arriveremmo fino ai progenitori, umani o non, a piacere nostro. E cosa ne potremmo concludere? Che la colpa è di Dio o del serpente o meglio di un errore nell’evoluzione?

Per questo invoco sempre la responsabilità individuale che, a mio modesto parere, ci fa davvero umani, pensanti, liberi e degni.
Sempre per questa ragione credo nella fondamentale utilità dell’esperienza scolastica che, specie dove la famiglia sia in eventuale carenza formativa, non dovrebbe fallire essendo condotta da professionisti.
Nell’attuale società liberista e, come ci piaceva dire fino a poco fa, consumistica, la condizione umana tende a una felicità fondata sul successo e su un’espressione libera di se stessi che si configuri a trecentosessanta gradi.
Questo in sé, forse, potrebbe non essere un male, ma siccome il modo in cui si ottiene il successo e quel tipo di libertà spesso mette in secondo piano sia l’etica naturale sia il rispetto dell’altro allora il male creatone a me pare un rischio eccessivo.
E’ un po’ come se, per ragioni di libera soddisfazione personale, volessimo considerare per noi un successo percorrere una strada urbana al massimo della velocità di una Ferrari infischiandocene di quello che accade agli altri: umani o non umani.

Allora concluderei dicendo: se è vero (e i fatti sembrano dimostrarlo) che come dicono alcuni psichiatri, nella mente dell’uomo esiste anche la crudeltà allora non possiamo giustificarla pescando nel passato o nel vissuto, ma è necessario prevenire educando la mente e i sentimenti, è indispensabile istruire la formazione anche attraverso l’esperienza della cultura, è fondamentale educare a valori sociali, civili, morali ma anche reprimere severamente ogni fenomeno di crudeltà.
Lo stato, in questo caso, deve reprimere per difendere soprattutto i deboli, ma anche per affermare e realizzare i progetti di società e le idee che, almeno dal settecento, stiamo valorizzando e citando troppo spesso solo a parole.
Anche in questo la scuola è missione (e non mi importa se questa definizione non piace) e il lavoro del docente non si deve computare ad orario squalificandolo, ma valorizzarlo per quel che esprime in termini di formazione, impegno e crescita propria e degli studenti di ogni ordine e grado.
Il web può ragionarne seriamente, e sarebbe bello anche trovare errori ed omissioni nelle frasi di ciascuno di noi, dirselo e discuterne; altrimenti avrebbe ragione l’Umberto quando parlava di discorsi da osteria dopo una bevuta di rosso, di quel buono.

zan zan provvisorio

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