Figli e amanti del presente liberista

Cresce, non solo in me, giorno per giorno, un senso di inanità e delusione suscitato in particolare per quei giovani che accettano e ingurgitano questo presente con le sue mistificazioni. Accade infatti di costatare come si sia perso il valore delle parole e che anche il significato più immediato e riconoscibile sia stato truccato.
Ad esempio per diritti non si intendono più valori universali, ma esigenze personali; e di conseguenza per valori (a scendere) non si intendono più quei comuni e condivisibili sentimenti e passioni per cui valga la pena di spender la vita o quei nobili intenti su cui basare la progettazione del bene comune; non si parla più di condivisioni alte, dense di significato, in grado di elevarci come esseri dall’animo capace di sollevare dalla miseria quotidiana occhi e cuore ma di bisogni, di felicità, di star bene con se stessi.
Ahimè le conseguenze sono drammatiche e, forse, definitive; tanto che  perfino il trucco della competizione tra simili e di una malsana meritocrazia, che nulla ha a che fare con talento e impegno, illudono di potere inseguire un presunto sogno personale in ragione del quale si è disposti ad ingurgitare merda (si chiama così. perdonatemi) condita con l’untuosa presunzione di aver tutto capito, tutto compreso, tutto afferrato.
E, pensando di essere abbastanza furbi da poter fare a meno delle radici del passato, oggi tanti galleggiano su aeree radici paludose di quelle che fanno credere che apparire sia avere successo o che smanettar padelle o sfoggiare outfit equivalga a riflettere, scrivere, discutere per capirsi, che idolatrare animalucci domestici equivalga ad amare.
Eh sì. È inutile provare a dire parole poiché il loro significato è stato violato, è sciocco mettersi in gioco poiché il loro gioco è senza altra regola che l’irrisione, e di conseguenza vuoto è il discorrere per tentare di scambiare idee.
Salutiamoci, figlie e amanti del liberismo, senza rancore.
Alcuni continueranno a parlare d’altro. Altri continueranno a scambiarsi altro, che so? indirizzi di locali, link di video sghignazzanti o anche foto di parlamentari che russano in aula: il sonno non è solo il loro, è un simbolo, non mio, non delle mie insonnie.
Che peccato.

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