Dalla propaganda allo sterminio: nel nome della razza

(brani tratti da Elsa Morante)
Forse, il fascista Mussolini non si rendeva conto di avere, all’atto dell’impresa di Etiopia protetta da Hitler il nazista (e seguita poi subito dall’altra comune impresa di Spagna), aggiogato oramai per sempre il proprio carro carnevalesco al carro mortuario dell’altro.   Uno dei primi effetti della sua servitù fu che di lì a poco, alla targa nazionale, e di suo conio, della romanità , dovette sostituire quella estranea, e di conio altrui, della razza.   E fu così che sui primi mesi del 1938, anche in Italia, attraverso i giornali, nei circoli locali e alla radio, ebbe inizio una campagna preparatoria contro gli Ebrei. (…)
Ma quando , verso la primavera del 1938, l’Italia intonò a sua volta, il coro ufficiale della propaganda antisemita, essa [Nora, personaggio di cui si parla] vide la mole fragorosa del destino avanzare verso la sua porta, ingrossandosi di giorno in giorno. I notiziari radiofonici, con le loro voci roboanti e minatorie, già sembravano invadere fisicamente le sue stanzette, spargendovi il panico; ma tanto più lei si sentiva costretta, per non trovarsi impreparata, a seguire quei notiziari. E passava le giornate e le sere all’erta, dietro l’orario dei radiogiornali, come una piccola volpe sanguinante che si tiene rintanata e attenta fra l’abbaiare di una muta.”

(Elsa Morante, La Storia, Romanzo, pag 45 e 46, Einaudi editore, Torino 1974)

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