La stagione del nostro scontento

viole4No, non possiamo essere contenti e riposare sazi nella pace delle nostre case quando tanta parte del mondo non ha pace, non ha casa ed ha fame. Ma non siamo tutti colpevoli, non è vero che non possiamo far altro che accettare il meno peggio, non è vero che i signori che governano l’Occidente lavorino per la pace, la giustizia, l’uguaglianza. Guardateli mentre salgono e scendono da veicoli lussuosi che fendono l’aria o le nostre strade: per quel motivo dovrebbero voler giustizia e uguaglianza per tutti? Per dividere con gli altri diminuendo il loro benessere?Tuttavia io credo nella banalità del bene, quello quotidiano; mentre so che il nostro tacere può essere contrabbandato per acquiescenza. Credo, soprattutto, che sia necessario respingere quello che diventa un alibi e che si esprime nella frase siamo tutti colpevoli, siamo un popolo di imbroglioni. Alibi mediocre e triste. Non è così. E, se questa è la stagione del nostro scontento, ogni atto o parola contro quella loro lussuosa arroganza ipocrita costruisce un mondo diverso. Siamo pochi? In passato anche molti di meno. Non potete negare a pochi la costruzione, il progetto, la speranza attiva.
Se tanti votano per il meno peggio io continuerò a votare, scegliendo volta per volta, per un’opposizione possibile o comunque negherò il mio voto al sistema.
Se la maggioranza dice “non si può far altro” o “non c’è nessun altro” io continuerò a dire che non è vero e che preferisco negare il mio consenso al ricatto. Il silenzio non è quello di Dio, il silenzio è ed è stato quello dei “buoni”, dei “per bene”, dei “non si può litigare con tutti”, “e poi cosa succede?”.
Cito, esitando di fronte al dolore ancora vivo in molti, un tratto della nostra storia recente di cui ho avuto racconti e testimonianze dirette: attraversavano le nostre terre e passavano per le nostre stazioni ferroviarie oscuri treni con vagoni piombati; dai vagoni chiusi uscivano voci e lamenti e alle brevi soste, qualcuno dei reclusi riusciva a far volare un biglietto di carta con un messaggio disperato. I buoni italiani (italiani brava gente!) vedevano, udivano, non capivano che il massacro era iniziato e continuava. Perché non capivano? Perché non sapevano? Ormai era troppo tardi. Ma oggi forse no,  incamminiamoci.

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