Un sorriso sepolto nel buio – di Dario Pellini

Ringrazio di cuore il prof Dario Pellini che mi permette di pubblicare su questo blog il post che lui ha scritto oggi, su fb, nelle ore immediatamente seguenti la notizia della strage. Non saprei scrivere nulla di più adatto e profondo. Spero che sia anche oggetto di riflessione in molte classi della nostra scuola.

Un sorriso sepolto nel buio

Penso ad alta voce. Mi chiedo in quale misura la macelleria di “Charlie Hebdo” non ci riguardi, non parli alle nostre coscienze più di quanto non vogliamo ammettere. Uno dei vignettisti uccisi nella sparatoria parigina mi era particolarmente caro: i disegni di Wolinski sono noti al mondo intero e anche per un italiano la sua morte insensata non può non apparire nella sua totale assurdità. Si colpiscono uomini che si servono di penne e matite per far sorridere dei grandi problemi del mondo, permettendoci di assumere quel punto di vista “altro” che arricchisce le nostre intelligenze. Intollerabile per chiunque conosca una sola verità, per i fautori di una dittatura, o per i folli sostenitori di una teocrazia. E c’è del metodo in quella follia. Basta guardare, attraverso i filmati dello scannatoio, la calma, la determinazione e la lucidità con la quale i due assassini feriscono un poliziotto, lo finiscono con un colpo alla testa per avviarsi poi tranquillamente all’auto che li condurrà via dal luogo del massacro. Nulla lasciato al caso, nulla che ci parli della disperazione di popoli oppressi o dell’esemplare volontà di giustizia di una minoranza angariata. No, qui si sente la puzza delle mostrine metalliche delle SS, s’intravede l’abitudine all’orrore dei genocidi, si riconosce lo stile di chi non ha alcun rispetto per la vita umana. Se, come sembra, le urla mescolate alle raffiche di kalashnikov, inneggiavano alla grandezza di Allah e alla vendetta, dobbiamo chiederci come sia stato possibile giungere fino a questo punto. “Charlie Hebdo” è stato colpito perché si era permesso di irridere il profeta Maometto. Se la Chiesa cattolica fosse ancora dedita agli usi sanguinari dei secoli bui verso i bestemmiatori ed affini, la testa di Vauro sarebbe da tempo esposta a porta San Giovanni ad ammonire i malintenzionati. Ma, fortunatamente, da noi la chiesa non ha più certi orientamenti (anche se inopinatamente comanda in molti campi della vita del Paese). Esiste, però, un altro universo che non possiamo più fingere di ignorare. Un luogo, vastissimo e in via di progressiva estensione, dove la gente (mussulmani, cristiani, ebrei e altri) viene uccisa in base a considerazioni che ci vergogneremmo perfino di definire medievali. Persone sepolte vive, donne stuprate e vendute come schiave, altre donne orgogliose di condurre una vita da schiave sulla base di una interpretazione religiosa della realtà che sconfina evidentemente nell’incubo. Uomini crocifissi per la sola colpa di non conoscere dei versetti sacri a memoria. Certo, sto parlando dell’inferno dell’Isis, ma non solo. Nella povera e martoriata striscia di Gaza, nel nome di un codice comportamentale assolutamente avulso dal rispetto della persona, si compie un numero altissimo di delitti “d’onore” e i cadaveri dei palestinesi sospettati di “intelligenza” con Israele vengono trascinati per le strade da moto rombanti, per mostrare che fine faccia chi “tradisce il suo popolo”. Nel frattempo, il nome di una organizzazione indiscutibilmente terroristica come Hamas, viene espunto dall’elenco delle formazioni terroristiche internazionali. E’ in corso una specie di regressione generalizzata delle capacità di intendere, analizzare e interpretare i fatti. L’ironia è ovviamente bandita come ospite incomodo da qualunque tentativo di confronto. La visione disincantata e umoristica della realtà che Voltaire e i philosophes ci hanno regalato è messa all’angolo. Ragioni di realpolitik ci inducono a girare gli occhi dall’altra parte quando in alcuni paesi si continua ad amministrare la legge nelle piazze tagliando teste e mani, come in Arabia Saudita; oppure, per motivi altrettanto ignobili, siamo indotti a fare affari col paese più popoloso del mondo dove si possono uccidere migliaia di studenti pacifici senza che una sola voce di vera condanna si alzi. E’ la logica, lo ripeto, di una visione mostruosa della realtà, dove la libertà individuale viene vista come un pericolo inammissibile, la parità dei sessi è una bestemmia e anche il più innocente riferimento umoristico al sacro viene punito con la morte. Ci deve essere un discrimine preciso al di là del quale deve essere vietato spingersi. Mentre i paesi occidentali scontano un giustificato senso di colpa per le porcherie commesse in giro per il mondo e non trovano il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, si attende, finora invano, che l’Islam moderato alzi la voce e dimostri nei fatti di non essere una elegante minoranza in un mondo di scimitarre sguainate. Nel frattempo, dando prova di una vera “geometrica potenza” (come dicevano dei terroristi nostrani, autentici dilettanti di fronte ai macellai odierni) l’intolleranza, l’odio e la più brutale violenza danno sempre più frequenti segni di volere estendere il loro nero velo in ogni angolo d’Europa. Oggi ne hanno fatto le spese un gruppo di persone spiritose e intelligenti, volendo colpire in loro quelle qualità che i loro assassini non potranno mai capire o ammettere. Con loro, un po’, o forse molto più di quanto potremmo credere, hanno colpito ciascuno di noi e la nostra libertà. Le domande più difficili, alle quali dovremo essere in grado di rispondere, stanno per essere pronunciate.

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