Archivi del giorno: 14 settembre 2014

L’insostenibile peso dello zaino

io, testimoneButto giù queste righe perché, se ci ripenso, da bambina andavo alle elementari con una leggera cartella di tela scozzese contente 2 libri e, al massimo, 4 quaderni (righe e quadretti / brutta e bella), da ragazzina con una cartella più grande e 3 o 4 testi alla volta, da ragazza (alle superiori) coi libri sottobraccio legati da una cinghia elastica rossa e camminavo via svelta svelta. Alla fine di ogni anno i libri erano sbertucciati, consumanti, logori e con le copertine sbrindellate come le vesti della befana.
Adesso i bambini vanno a scuola con lo zaino pesante da alpini o da spedizione artica (con slitta) e finiscono l’anno con la scoliosi ma, in compenso, con due terzi del bagaglio praticamente intonso.
Da insegnante dovevo scegliere i libri di testo (adozione obbligatoria!) ma poi all’inizio dell’anno dicevo: Italiano e storia, se li avete portate quelli di fratelli o di chi ve li presta; la Divina Commedia? qualunque edizione, anche senza note, tanto vi spiego io.
Ho imparato ad odiare i manuali e ad amare i libri in versione integrale.
I manuali sono, secondo me, una speculazione, tranne eccezioni necessarie davvero, inaccettabile specie per materie in cui, comunque, si legge e commenta, si studiano autori di cui le notizie base sono analoghe su qualunque testo.
Invece sarebbe bella qualche opera in edizione economica, magari raccattata sulle bancarelle, meglio se proposta dalla curiosità del nostro studente.
Lo so, per Italiano e Storia il discorso non è, non può essere il medesimo di Matematica, Chimica o Latino: ma insomma, una qualche scorciatoia per evitare il ridicolo e lo spreco io me la studierei.
Anche perché alcuni docenti riciclano i compiti e le verifiche, no? (e a volte i ragazzi se ne accorgono)

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Fatti non foste, creature

Poesia all'odore di menta - di MariaserenaLa laudes creaturarum di Francesco d’Assisi loda sole, luna, acqua, stelle, terra, fuoco, vento ed altri, ma non nomina gli animali.
Non mi ero mai chiesta perché cantando “Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature” Francesco non abbia menzionato né uccelli, né il lupo che dicono fosse stato reso mite da lui, né un cane, né un gatto che certamente gli vivevano accanto. Santa Chiara, si dice, aveva un gatto (poi va a sapere).
Ma poi mi son detta che la domanda sarebbe stata banale: le creature non umane non sono citate solo perché sono implicite nelle lodi, infatti vivono insieme e con gli elementi della natura, perché vivono accanto all’uomo.
L’uomo, se vuole, sa lodare il SIgnore anche con le sue parole o la musica o le opere; le creature non umane lo lodano facendo parte della creazione e rappresentando, a modo loro, un modo di essere secondo la creazione stessa: ossia secondo la natura che tutti diciamo di rispettare.
Ammiro chi sa amare la natura (e tutte le sue creature) lasciando che siano se stesse. Invece mi rendono perplessa, ma è una mia perplessità che non mi sogno di imporre, tutti coloro che tendono ad antropomorfizzare gli animali un po’ come fanno i cartoni animati che fanno vivere Topolino o Gatto Silvestro, e tutti i loro epigoni o seguaci come umani con la casa, l’automobile, i panni da stendere eccetera.
Quelli sono, tuttavia, solo cartoni e, se ci si ferma al divertimento va bene così.
Invece comprare collane o passeggini al gatto o al cane o usarli per riempirci la vita impedendogli di essere se stessi mi sembra non faccia ridere e, casomai, fa preoccupare, e per tante ragioni.
Senza nulla a pretendere, è solo una riflessione personale che condivido con chi vuole.
(Il candico delle creature: per chi non l’avesse a mente è qui )