Archivi del mese: agosto 2014

Italia Bar Sport – la Luisona siamo noi

La nostra Italia è attualmente un po’ come il Bar Sport di Stefano Benni con le sue paste in bacheca: la meringa, il krapfen e la Luisona. Noi cittadini, impiegati o pensionati, ma non solo, siamo come quelle paste che non si mangiano, che invecchiano  lentamente e senza far fanno, modeste e dimesse, ma necessarie per far fare buona figura al Bar dove i clienti abituali sono avvezzi a vederle. Già, perché nessuno si era sognato di  mangiarle fino a che un temerario rappresentante di commercio di passaggio, ignaro e incurante del pregresso, non osa aprire la bacheca e addentare la più grossa: la Luisona.
L’incauto, tale è da considerarsi, compie un “gesto malvagio” che “conteneva già in sé la più tremenda delle punizioni […] nella toilette di un autogrill di Modena,” infatti  viene a trovarsi “in preda ad atroci dolori.”

Ebbene, signori cosiddetti giovani che ci governate insieme al solerte Padoan mettendo in cantiere tagli su tagli, compreso quello delle pensioni, attenti alle vostre asticelle. La Luisona siamo noi con i nostri stipendi modesti, le nostre pensioni guadagnate versando una vita di contributi, con le tasche esauste: roba vecchia, roba da poco, roba che nessun esperto di cibo ormai addenterebbe. Salvo errori. Ma voi e il vostro MateoRenzi pensate di rifocillarvi anche così. Anche con le paste ornamentali.

L’ errore c’è, è grave e foriero di pessime conseguenze. Vi attendono atroci dolori e fallimento non solo per noi paste avvizzite, ma anche per il vostro destino elettorale.

La Luisona, come noi, non si compra nemmeno con 80 euro. Siamo in bacheca, ma non siamo commestibili, facciamo figura e siamo utili, ma non addentateci; sì certo è possibile ridere di noi e delle nostre eventuali limitazioni fisiche e non, ma non provate a usarci e soprattutto a consumare noi e la nostra pazienza.
Leggendo questo link in cui trovate il testo di Stefano Benni, e quando vi imbattete nella parola Luisona traducete in Retribuzione o Pensione di modesta e dignitosa sopravvivenza.
E che la Luisona v’illumini a modo suo e sia su di voi.

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La tetta classista (non va in classe)

Precari tremate !

La tetta classista

Er ministro all’istruzzione,
tette al vento e denti all’aria
se godeva sole e mare
sulla spiaggia e intanto svaria
l’amarezza del docente,
del precario e del supplente:
er ministro, senza veli
né vergogne, che te credi?
ha sfidato un reggiseno:
che te credi?? quello è er meno…
Pensa invece all’insegnante
retrocesso ed avvilito
che, se pure je va bene,
nun c’è più; viene abbolito.
Tette al vento a chi je tocca
e il poraccio intanto sbrocca.

Zan zan
(come viene viene, manco rileggo. Tiè)

Nudi e senza meta, una secchiata non vi salverà

L’isterica esibizione dell’auto-gavettone ha già avuto illustri censori, e certo posso aggiungere poco. Però voglio esserci per aggiungere anche la mia voce di persona disgustata: prendersi a secchiate è volgare, narcisistico, inutile, spettacolo da cafoni.
Proprio in questi giorni sono stati giustamenti stigmatizzati i ragazzotti italiani che si sono esibiti nudi in Spagna, ebbene la correlazione tra loro e i nostri vip in caccia di visibilità è palese. Quanto a Fiorello… beh lui dopo il trauma cranico autoinflittosi investendo un povero incolpevole deve essere rincitrullito, ma seguirlo imitandolo è proprio da personaggi di scemeggiato tv; e il cerchio si è chiuso.

Scemi scemi è il solo coro
che vi dedico di cuore,
poverazzi senza onore
né vergogna né decoro.

Non vi basterà mutanda
per vestir quel che voi siete
se la faccia anche coprite
il cervel, si sa, è una ghianda.

zan zan

PS: perché non riprovano a Gennaio?

Un ex voto per la poesia

pcCara poesia, davvero se potessi
ti toglierei d’intorno albe e cipressi:
sospiri e smielate esternazioni
di tastieristi in caccia di emozioni.

Liberarti vorrei d’irti pensieri
asmatici sbrindelli grigi e neri:
forse, cara poesia, se lo potessi
t’appenderei corone e darei canti:

forse peggiori, forse come tanti,
ma senza presunzione e spocchia alcuna
m’inchinerei chiedendo, almeno, scusa.