Sorprendenti i Briganti e le Brigantesse del Sud al Pentatonic

Briganti  Di Nubila wp2L’argomento era dei più intriganti ieri, domenica 6 Aprile 2014, al Villaggio Cultura Pentatonic: Briganti e Brigantesse del Sud, relatori Biagio Ferrara e Felice Di Nubila, moderatori Augusto Benemeglio e Anna Maria Curci. Ho cercato, prima di avviarmi all’evento, di racimolare qualche informazione nella biblioteca casalinga e sono inciampata in un libro che, sebbene non del tutto pertinente, richiamava il tema per associazione di idee. Il Briganti Benemeglio Ferrara wp 003testo di Ernesto Ferrero, I gerghi della malavita, nell’edizione Oscar Mondadori del 1972, non conteneva infatti riferimenti storici ai briganti, protagonisti dell’occasione, però vi ho trovato, dettaglio non proprio marginale, alcune immagini tratte dal noto studio di Cesare Lombroso: L’uomo delinquente. brigante della Basilicata wpUna di queste rappresentava il ritratto del “brigante della Basilicata”, un’altra era sottotitolata semplicemente “Passannante”.  (come dire basta e avanza per l’anarchico lucano autore d’un un fallito attentato a Umberto I, condannato a morte e poi ad un duro ergastolo e morto infine manicomio, folle secondo il dott. Lombroso la cui diagnosi fu però contestata).

Passannante wp

Giovanni Passannante,

Inquietanti simmetrie.
Come è ovvio, di assassini e stupratori o ladri ce ne sono sempre stati in tutte le regioni e non ne mancano i ritratti, ma va sottolineato che nel proporre un esempio di brigante il riferimento lombrosiano va a quello del Sud dell’Italia e lucano. L’inventore dell’antropologia criminale, infaticabile studioso,  ha dunque ravvisato proprio nella facies del brigante lucano un esemplare rappresentativo della categoria. E tuttavia almeno un altro brigante deve aver attirato la sua attenzione di ricercatore, visto che gli eredi di Eustachio Chita, detto Chitaridd (cfr. Matera rivuole il suo brigante, ne “La Stampa”), ucciso nel 1886, hanno richiesto nel 2008 che fossero restituiti i resti del cadavere a suo tempo trasportato a Torino per essere catalogato e studiato, sempre dal Lombroso, e mai più restituito alla terra materna.
Divagazioni e curiosità personali inevitabili queste, che non ci distoglieranno dal riferire di un pomeriggio interessante, denso, vivace.
Biagio Ferrara, introdotto ed intervistato da Augusto Benemeglio, si è definito non uno storico ma un curioso di storia. In realtà è apparso subito chiaro come per la Storia del brigantaggio, in passato particolarmente elusa o marginalizzata, se non interpretata in chiave fuorviante, sia molto più appropriata l’indagine di un curioso che va a cercarsi carte, lettere, testimonianze e le incrocia e soppesa che non la semplice lettura e sintesi che s’attenga a ciò che riferiscono i calepini storici e accreditati anche nei più modesti manuali scolastici.
Appropriato e vantaggioso per i presenti l’excursus di Biagio Ferrara che ha fornito le coordinate del fenomeno brigantaggio e ne ha illustrato sia gli aspetti rilevanti, inediti sia quelli curiosi. A seguire abbiamo ascoltato l’intervento di Felice Di Nubila, autore del volume La Basilicata nel Crocevia della Storiache presto vedrà la luce. Di Nubila, introdotto da Anna Maria Curci ha approfondito il tema del brigantaggio in Lucania. La situazione economica e sociale dell’Italia del Sud post-unitaria è riprodotta, egli ha affermato, in piccolo, ma in modo esemplare in questa regione che, con la sua storia, ci consente di comprendere non solo le cause del brigantaggio e dello spaventoso numero di morti che la repressione del fenomeno ha causato, ma anche di avere un quadro dell’Italia post unitaria e di indagare sulle radici del cosiddetto divario tra nord e sud. Il nostro paese, come hanno ribadito insieme Di Nubila e Ferrara, ha pagato un prezzo enorme in sangue e risorse all’Unità Nazionale e proprio per questo pur ragionando a fondo sulle problematiche del processo di unificazione esso non deve e non può essere contestato.
Su questo punto ed altri abbiamo ascoltato anche interventi di Anna Maria Curci e di Augusto Benemeglio.
Particolarmente sostanzioso e vivace (la definizione è in un commento di Anna Maria Curci), l’evento è stato rilevante anche per gli interventi dei presenti tra i quali, esteso e puntualizzatore, nonché apprezzato, quello di Franco Ferrari che ha completato il quadro delle possibili diverse interpretazioni dell’argomento facendo riferimento a “Storia del brigantaggio dopo l’Unità”, di Franco Molfese, ed. Feltrinelli, la cui prima stesura risale al 1964.
Briganti a 360 gradi dunque, ma non solo; s’è parlato anche delle Brigantesse del Sud: amanti o compagne degli uomini, ma anche guerrigliere, armate e capaci di usare le armi, coraggiose e spietate. Probabilmente le brigantesse del Sud sono state tra le prime donne, in Italia, a rivendicare l’emancipazione e lo hanno fatto con indomito coraggio, sfidando odiose violenze e repressioni crudeli, mettendo insieme l’essere fuori legge con l’esser donne pronte ad accogliere, nonostante tutto, anche la maternità.
Impossibile, per me italianista oltranzista, non risalire con la personale memoria letteraria a Peppa: la protagonista de L’amante di Gramigna, una novella del Verga, a torto considerata minore. Forse l’impersonale canone del Verga ha ceduto in questo caso alla lusinga di una narrazione pronto effetto narrando di una Peppa. che si fa brigantessa per amore abbandonando una condizione sociale di contadina quasi benestante destinata sposa a un possidente (che aveva terre al sole e una mula baia in stalla, ed era un giovanotto grande e bello come il sole) per affrontare la vita in clandestinità, le fucilate, le ferite, la fame e la sete e seguire il suo amante fino a farsi serva e miserabile ed abbandonare ai trovatelli il figlio suo e di Gramigna: tutto per seguire lui che, dietro le sbarre, sconta la galera fino alla deportazione che lo cancella dalla vita.
Ah questi briganti!
No, con l’illegalità non hanno certamente ottenuto il diritto alla giustizia sociale ed economica, ma con il sangue ne hanno rivendicato, nonostante la primitiva ignoranza che vien loro attribuita, il bisogno.

Una speciale menzione al coro del Pentatonic ha ben eseguito l’Inno dei Briganti tra l’entusiasmo dei presenti:

Omo se nasce brigante se more
ma fino all’ ultimo avimm’a spará
e si murimmo menate nu ciore
e na jastemma pe sta’ libertà. 


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Una risposta a “Sorprendenti i Briganti e le Brigantesse del Sud al Pentatonic

  1. L’ha ribloggato su Unterwegse ha commentato:
    Da leggere: il resoconto di Maria Serena Peterlin del pomeriggio dedicato a “Briganti e brigantesse del Sud” al Villaggio Cultura – Pentatonic. Grazie!

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