Bellezza: tra twitt, affari ed eredità indivisibili

Esultano ministri, premier e presidenti per l’oscar di cui si parla. E’ una caciara di twitt.
Faccio anticipata ammenda: vado raramente al cinema e questo film me lo sono, ad oggi risparmiato, accetto dunque critiche, umilmente.
Però domani sera lo vedrò: il film sarà dato su Canale 5 Mediaset, in prima serata (l’ha annunciato, appunto, tgcom24 in pompa magna specificando che si tratta di una produzione mediaset-medusa).
Sono diffidente e in poche righe dico perché. Chi come me è vissuto amando e anche studiando le cose belle dell’Arte e delle Letterature non si sottrae al fascino della bellezza, anzi la cerca: ma oggi sento esaltare Bellezza insieme ad Orgoglio e Nazionalismo e avverto il suono pericoloso della retorica strumentale.
Esaltarsi, infatti, in quanto Italiani possessori di patrimoni di Bellezza da trasformare in business e denaro, reddito e affarucci non ci esenta da rischi, che dovremmo percepire in automatico, per almeno due motivi:
a) la bellezza dell’arte dovrebbe essere donata non venduta per denaro
b) se i nostri progenitori sono stati grandi dovremmo cercare di esserne degni e non avidi come tristi eredi speculatori.
Altro non aggiungo, e medito.

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