Radical chic è pure demodé: Bignardi sappilo

Ieri sera, mi sono punita con un po’ di tv. Daria Bignardi, in un clima goliardico, apparente forse, ma faceto, intervista il segretario Matteo Renzi. Lui tiene benissimo botta alle di lei punzecchiature: niente di più facile, infatti, che smontare la banalità dell’ovvio delle domande, con la semplificazione del ti conosco mascherina! e Renzi in questo è bravo. È bravo anche nello sciorinare tutto il repertorio delle lamentele da mercatino rionale, rispettabilissime, e di cui è fervoroso collezionista a quanto pare, elencando in questo modo tutti i motivi per cui si compiace (beato lui!) d’essere stato eletto da due dei tre milioni di speranzosi che han votato alle primarie.
Lei punzecchia? Lui replica ghignando solo un po’ e esibendo spavalderia sorridente.
Lei fa la civetta? E lui gigioneggia funambolico tra Calandrino e Frate Cipolla (cfr Decameron).
Ma poi si va sul pesante: ai numeri! ai programmi!
Qui Matteo chiede ed ottiene al volo un pc per buttar giù (come digita lui, nessuno mai…) tramite Excel un programma di lavoro realizzabile in breve. Oh meraviglia, non s’impiccia nemmeno un secondo, mica è Monti lui, e governa la tastiera meglio di capitan Findus la sua flotta di merluzzi panati.
Ora viene il bello: il segretario, ormai lanciatissimo, propone di iniziare col “problema economico”: parliamo di numeri, dunque di economia.
Bignardi, a sorpresa? rifiuta “non parliamo di economia, parliamo invece di diritti!”
La diva Daria sfoglia il suo calepino di appunti e originalmente propone: “unioni civili e ius soli
Ovviamente: argomento ricco ti ci ficco.
Ora qual è la mia perplessità? Una sola e spero breve.
Se il problema dell’economia è secondario agli altri allora Bignardi gioca solo al gioco dell’audience: lo capisce anche un cervello di canarino che senza una struttura economica, un piano, un progetto di sviluppo tutto il resto non si riesce nemmeno ad immaginare e non perché non ci stiano a cuore i diritti (che non devo difendere io come singola persona, ma sono di tutta la civiltà) ma perché sarebbe ed è davvero troppo ruffiano e facile sventolare diritti quando non ci fossero, e dicono che non ci sono, risorse economiche. È davvero troppa piacioneria chiamare in causa diritti quando non si parte denunciando che troppi diritti stanno venendo meno, falciati giorno per giorno, da questo sistema e che per primo è venuto meno il diritto al lavoro e del welfare a cui attengono tutti gli altri e senza quali non esiste dignità umana nè libertà visto che tutti gli altri che ne sono connessi.
Bignardi fa il suo solito pessimo uso della tv a cui tutto e tutti si piegano: arte, cultura, civiltà e “diritti”: ma ora smetto, c’è la pubblicità. (E allora che differenza c’è con la D’Urso e soci?)
Inutile negarlo: Renzi, vicino a lei, appare uno smagliante smargiasso, un furbo brillante, ma ben documentato, che se la cava evitando perfino la battutina idiota “incontra Berlusconi alle quattro del pomeriggio, ora di merenda…”. Ah che spirito davvero barbarico.
Dimenticavo: il radical chic è pure demodé: Bignardi sappilo.

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Una risposta a “Radical chic è pure demodé: Bignardi sappilo

  1. eh, già! siamo allora davvero finiti?????
    Barbari senza scampo!
    ernestina.

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