e li occhi in prima generan l’amore / e lo core li dà nutricamento

velut luna

velut luna

Ci sono parole e  locuzioni di parole più serie di noi che a volte le usiamo con superficialità. Ci sono parole dal significato stratificato e carico di molti sensi, ci sono parole capaci di figure, dense di correlazioni e arricchite di valore aggiunto dall’uso che se n’è fatto nella letteratura.
Quelle parole ci possono salvare perché trasmettono saggezza.
Ad esempio si dice “nutrire rispetto” o anche “nutrire amore”.
Parole nutrici, sentinelle della nostra attenzione o disattenzione.
I sentimenti, le inclinazioni del nostro sentire, infatti si nutrono e si coltivano dentro di noi altrimenti regrediscono in una tana da cui la loro eco non ci arriva più, e senza la loro eco viva anche noi regrediamo.
Possiamo, è vero, anche “nutrire odio” o “nutrire invidia”: ma non è forse una riprova di quanto sopra? Possiamo infatti far nascere e coltivare anche l’odio, l’invidia, il pensare e fare il male e farlo dissennatamente fino a rendere sterile e silenzioso il il cuore.
E allora mi chiedo: non è forse vero che nutrire odio o invidia è anche un impegno che ci restituisce amarezza, mentre nutrire amore e rispetto è un impegno che ci può deludere, ma più spesso genera pace interiore e una visione limpida?
Lascio da parte la gioia:  non parlo di uno stato d’animo che, come la luna, cresce e decresce, ma tendiamo sempre a cercare o forse ad inseguire, come è naturale e vitale che sia.

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