Molto di nuovo sul fronte Quirinale – di Mariaserena Peterlin

Quando il Movimento cinque stelle è approdato, con un foltissimo gruppo di parlamentari eletti dal suo popolo, a Palazzo Madama e a Montecitorio quei nobili palazzi costruiti da papi e da re, ricchi di storie e di riti politici sembrarono ritrarsi inorriditi come davanti alla discesa di novelli lanzichenecchi armati non di alabarde e bombarde, ma di altrettanto pericolosi tablet, smartphone e zainetti e di maniere un poco ruvide.
La storia è talmente recente che non vale la pena di rievocarla.
Vale però la pena di ricordare, con un filo di impertinente malizia, come tutta la stampa e tutti i parlamentare altri si siano espressi più e più volte con espressioni di disgustato snobismo verso quei  colleghi, cittadini eletti, che sono stati analizzati e studiati come insetti (beh… del resto son grilli_ni) repellenti ma resistenti al baygon.
Pur non essendo a mia volta grillina, non mi associo ad  appartenenze a formazioni politiche, ho pensato e scritto che non condividevo le critiche che consideravo espressioni, a mio modesto avviso, di pregiudizi snobistici, e ho pensato e scritto che sarebbe stato più ragionevole dialogare sempre e stare a vedere.
Ebbene abbiamo dialogato in pochissimi, ma tutti,ora, stiamo vedendo cose che quasi nessuno si attendeva.
Oggi una attillata Alessandra Mussolini con t-shirt (il diavolo veste prodi) ha liquidato da par suo la presidente Boldrini, amata dagli italiani, che l’ha richiamata vanamente all’ordine ricevendo una reazione strafottente e scocciatissima “io sono senatrice!”
E, ancora oggi, abbiamo assistito ad una performance alternativa e irrituale, con replica, dell’esercizio di voto eseguito dai disobbedienti del piddì.
I suddetti piddini disobbedienti infatti, a quel che si dice, non sanno che votare per il presidente “è una cosa seria…” e di fatto non contenti di aver  sbeffeggiato Bersani, Bindi e tanti altri maggiorenti del loro partito, hanno umiliato a sangue “i candidati di prestigio” e soprattutto Romano Prodi.
Non contenti fanno cucù.

Sarebbe strano chiedere a liturgisti ed pedagoghi di come si fa politica  se non sia il caso di fare un ragionamento diverso?
E dunque non sarà forse giunto il tempo che i puristi della politica di tradizione e i giornalisti osservanti la liturgia classicista si scelgano, per bacchettarli, allievi diversi dai M5S i quali, da ieri votano e sostengono non una Messalina, non Giggierbullo, non mamma Ebe, ma l’austero Stefano Rodotà su cui non si riesce a trovare, e non è un parere mio personale o originale, manco una pecca?

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