Non di sole onlus

Forse anche sulla scia del noto proverbio dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno, insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita, si è cominciato a pensare che fosse inutile, se non velleitario ed esibizionista sfamare un povero per un giorno, compiere un atto di fratellanza, fermarsi per dare all’altro qualche minuto del nostro tempo. Mi chiedo se questa possa essere definita come l’attrazione pragmatica dell’essere efficienti e se la sua conseguenza, umanamente parlando, non possa anche essere il rischio di ritrovarsi più soli.
Si sono riorganizzati gli atti di carità, l’elemosina, l’aiuto interpersonale. Si è dato respiro e finanziamento ai grandi progetti, alle onlus, alle cooperazioni, utili e irrinunciabili, si sono lanciati gli sms di beneficienza che, con un lieve click digitale ci permettono di partecipare, cooperare, collaborare di salvare un progetto internazionale. E il numero dei poveri del pianeta aumenta.Non sarebbe certo una soluzione escludere il significato del cliccare beneficamente. Sto tuttavia pensando, e parlo per me innanzitutto, al senso profondo del compiere anche il gesto personale di offrire il tempo, l’attenzione, il panino, l’aiuto materiale anche modesto che danno sollievo al povero, all’emarginato  alla persona sola, ai tanti esclusi insomma che accade di sfiorare senza vedere davvero.
In questa realtà di crisi, di esclusione, di diminuzione del reddito e del potere di acquisto vediamo, con sgomento, crescere solo il numero delle persone povere, disperate ed escluse. Persone che ci guardano mentre la loro condizione ci riguarda da vicino.
A chi non ha potere politico (e dovrebbero tremare quelli che l’hanno) non è possibile sfamare il prossimo per tutta la vita, ma che senso ha renderla più triste e forse abbreviarla anche solo di un giorno?
Sto pensando a un vecchio film capolavoro del grande Frank Capra: “Angeli con la pistola” in cui il gangster offre, ogni volta che affronta uno dei suoi loschi affari, una moneta ad una mendicante barbona che in cambio gli da una mela, non può fare a meno di quella mela portafortuna, infatti alla fine quel gesto farà felice e fortunata anche la barbona e non lei sola.
Non si vive di sole onlus.

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2 risposte a “Non di sole onlus

  1. grazie. Io dopo tanti anni di fiducia nelle politiche di cooperazione, non dare il pesce ma l’amo per pescare, ho cominciato ad apprezzare azioni umanitarie di “soccorso”, ispirate a volontarismo e al prodigarsi personale. Ma proprio per questo diffido un po’ dei professionisti della compassione e della carità. Condivido il pensiero di Hannah Arendt, che diceva di non sentirsi di amare un popolo e nemmeno tutta l’umanità, ma di essere capace di amare alcuni uomini, pur sentendosi al fianco di tutti. Certi unanimismi producono “distacco”, separazione. Mentre il tuo scritto è pieno di vera solidarietà, come dovrebbe essere

    • questo tuo pensiero, Anna, arricchisce le mie riflessioni; il sentirsi giusti, infatti, il sentirsi nella barca dei buoni che hanno capito tutto e sanno può generare proprio quel professionismo che abbiamo guardato con sospetto anche in tanti enti e patronati di beneficenza (o quasi) aboliti perchè inutili e che rinascono sotto altre forme. Anche il volontariato, e lo dico con molta prudenza ma con altrettanta voglia di sfidare il conformismo, appare come un mondo di buone intenzioni, ma da sostenere caso per caso e non in toto.
      Le mense dai mille poveri non so quanto sostituiscono un gesto semplice ma fatto spendendo un impegno personale.

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