Regione Lazio: Ruotolo se ne va da Saxa Rubra

Non è stato un “gran rifiuto fatto per viltà”, ma un segnale per distinguersi dalla palude quello di Sandro Ruotolo, candidato  governatore alla Regione Lazio, che ha abbandonato gli studi di Saxa Rubra dove si svolgeva il dibattito con gli altri competitor tra i quali la destra, anche estrema, era ampiamente e bellicosamente rappresentata.
In queste settimane il comune cittadino elettore come me che abbia osservato la contesa elettorale con l’animo assillato dalle ben note e concrete preoccupazioni per un presente inchiodato dalla crisi, ha avuto più di un momento di rabbia sconfortata e di fastidio. Infatti tra cupo sussiego e menzogne sfrontate, tra cambi di casacca in corsa e frotte di animali domestici da grembo, tra chiromanti o contesse allo sbaraglio con goffi acrobati, il circo del trasformismo  ha messo in scena il suo modesto spettacolo fasullo: in compenso ce ne ha dato tanto.
In uno scenario opaco, ma non privo di aggressività, il gesto di Ruotolo in difesa dei principi della Costituzione ha una dignità che non può esser negata.
Nulla infatti, in questi ultimi tempi, è stato fatto mancare alla nostra Costituzione: dallo show patetico o farsesco alle citazioni auliche ma vuote, dalle commemorazioni con lacrimuccia alle reinterpretazioni disinvolte, dalle proposte di modifica alle modifiche di fatto (cfr art 1 e art 18 ad esempio). Insomma ci hanno servito un polpettone rifritto, con tanto di pangrattato ad indorar l’apparenza.
Invece il valore fondante e fondamentale della carta costituzionale è l’antifascismo e il candidato Ruotolo lo ha laconicamente richiamato con una citazione, poi se ne è andato lasciando il segno di una sensibilità espressa in forma pacata e amara. Rinunciare a uno spazio elettorale televisivo senza affannarsi a salire su un palco in piazza non è poi così semplice. Averlo fatto crea un precedente interessante, che potrebbe essere imitato, che può certamente essere discusso, ma che restituisce senso a un principio irrinunciabile. Ho apprezzato la forma non violenta di una protesta verso la riorganizzazione di qualcosa che, come si può leggere a nella XIIa delle “Disposizioni transitorie e finali” della nostra costituzione non poteva e non doveva essere ricostituito e che pertanto posso benissimo non nominare come non nomino il più recente tra i movimenti ricostruttori.
Siamo agli sgoccioli anche della sopportazione: si accetta volentieri, al posto di fraseggi, promesse, lettere e sillogismi un segno che si esprime nel solco della nostra storia e che rimane anche a prescindere dal voto e dalle preferenze personali.

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