Passione e sentimenti nei posti sbagliati

Mi infilo nel solito ingorgo Come potrebbe non essere cosi? E’ mattina presto e, entrando a scuola, nemmeno la solita battuta, hai dormito qui? verrà risparmiata. Siamo arrivati troppo in anticipo in pochissimi, ma il DS all’alba ha già vistato i registri di classe; lo intravedo nel suo ufficio, seduto, solo: ripassa ed impara a memoria i nomi e cognomi di tutti gli iscritti. Che senso avrà questo suo ossessivo numerare e rinumerare tutto: giorni, ore, minuti, nomi, cognomi. Che scopo il suo ostinato gelido ordine classificatorio: registri blu, registri verdi, registri rossi, registri grigi; elenchi di classi, elenchi dei nomi dei genitori, elenchi dei docenti, elenchi del personale.

Ma lui quasi sorride (un balenio da sogghigno metallico filtra tra i baffi grigi) mentre si passa una mano sulla testa, da sinistra a destra. Anche oggi ha mandato a memoria dei nomi, ha eseguito son devoir. La sua scrivania potrebbe essere quella di un qualsiasi dirstat: cartelline, fogli impilati, fascicoli, libri di verbali, opuscoli e bollettini; non vi si può scoprire nulla di personale, di semplicemente umano. Mai visto, lì sopra, né un libro vero invece di una raccolta di circolari ministeriali, né una rivista o un quotidiano acquistati per curiosità culturale, nemmeno ritagli di fogli un poco spiegazzati, nessun oggetto personale che parli dei suoi gusti, sentimenti, interessi: solo giallastre carte mal spolverate.

Negli scaffali sostano vecchie ossidate coppe vinte dagli alunni in qualche gara sportiva. Su un tavolino basso e quadrato sono ammucchiati saggi di testi scolastici dimenticati dai destinatari. Lì dentro ogni cosa trasmette un senso di estraneità, di alienazione.

Ogni tanto penso che, anche solo rispetto allo standard medio,  sarei stata un compiuto fallimento come preside.

E che come al solito esagero a voler cercare passioni e sentimenti nei posti sbagliati: è solo un luogo di lavoro, l’ufficio di un Dirigente Scolastico e dunque di lì passano docenti, genitori, alunni; perché mai quella stanza dovrebbe/potrebbe essere diversa?

(da La (mia) classe non è doc – il mio primo libro)

Ho scritto questa pagina in un giorno di scuola come tanti. Poi ho capito che anche nei giorni senza scuola ci sono luoghi in cui passioni e sentimenti non possono abitare.

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3 risposte a “Passione e sentimenti nei posti sbagliati

  1. splendido spaccato di vita vissuta.

  2. Perbacco se dovrebbe essere diversa.! Al centro della scuola dovrebbe esserci la persona del passato, per farla rivivere, del presente per farla crescere e del futuro per farla sognare e chi dirige la scuola, pur con il dovuto ordine, dovrebbe orchestrare e dirigere questo concerto. Ma la scuola oggi è spesso intesa da genitori e ragazzi come un posto dove educare una intelligenza destinata all’operare per guadagnare e consumare e mettere a punto alcune tecniche per convivere o per far finta di convivere civilmente. L’uomo non c’è o è frammentato in mille pezzi che non combaciano. I ragazzi parlano lo “scolastichese” per farsi dare dai professori un numero che scambieranno in euro presso i genitori e più tardi sul mercato della vita. I genitori cercano che la scuola allevi loro il puledro per vincere qualche gran premio o almeno che abbia i certificati che lo immettano nel mercato. Pessimismo? No, un grandissimo desiderio di lottare per cambiare con mezzi pacifici e con una sconfinata fiducia nell’intelligenza e nella sensibilità umana, oggi così imbastardita. Ma tutto è reversibile per la libertà umana e per il lavoro fatto insieme.

  3. Gian Paolo sono d’accordo con te; si guarda la realtà, si cerca di vederla chiaramente e allora diventa evidente che il pessimismo non serve a nulla se non a lasciare tutto com’è.
    Grazie della tua lettura così attenta.

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