Essere genitori, che non dimenticano – di Mariaserena Peterlin

Una testa che pensa è utile. Un cuore che ama, che scalda i pensieri e li mette in moto ci fa vivere.

Ipotizziamo che si possa fare di meglio che esser utili, nella vita quotidiana corrispondendo, con utili intenzioni e decisioni, alle esigenze del presente immediato.

Ad esempio immaginiamo una persona geniale dotata di testa e cuore eccezionali, in grado di creare arte o musica o pensieri o intuizioni e teorie scientifiche fondamentali per l’umanità intera.

Rimarrebbe tuttavia, anche per questa persona, l’esigenza di sapersi muovere nel quotidiano, di saper organizzare una giornata di scuola o di lavoro, di vita domestica e di relazione con gli affetti. Se qualche geniale rappresentante dell’umanità volesse esserne esonerato, allora qualcuno dovrà occuparsi di lui, della sua casa, dei suoi figli (se ne ha) insomma della sua vita non creativa.

Ecco perché penso che i comuni pensieri e le concrete azioni quotidiane  siano fondamentali a rendere vivibile (e spesso bella) l’esistenza. Penso anche che l’attenzione quotidiana ai nostri affetti, compresi quello verso noi stessi, siano altrettanto essenziali e vengano prima di ogni altra cosa.

Esser presenti e corrispondere agli affetti e alle necessità quotidiane è una specificità perfino animalesca, ma anche tutta umana.

Se perdiamo questa specificità diventiamo anelli mancanti della catena della vita, diventiamo granelli polverosi, diventiamo pezzi di materia comandati da meccanismi.

Per questo io credo che, senza scagliare pietre contro nessuno, sia indispensabile avere un sussulto di umano raccapriccio e orrore come per la sorte di una bimba dimenticata, a morire, in auto. Credo che sia assolutamente importante non cedere alla ricerca di scuse pietose.

Non possiamo chiedere pietà per persone diverse da quella della creatura che è morta.

Di fronte a questa morte inaccettabile è necessario, per rispetto verso la vita che appartiene a tutti e alla quale tutti apparteniamo, fermarsi a pensare a cosa sia diventato l’uomo oggi. E non cedere alle logiche del “logorio della vita moderna”.

Fermiamoci dunque a considerare che stiamo perdendo il senso della priorità che dovremmo considerare necessaria ai sentimenti base come l’amore materno e paterno. Una madre non dimentica, e nemmeno un padre può dimenticare a meno che non perdano se stessi e la propria identità che, dal momento in cui si diventa genitori e fino a che i propri piccoli non diventano autosufficienti, è intimamente e indimenticabilmente connessa e in stretta corrispondenza con le nuove persone che si sono generate.

Non cerchiamo dunque scuse o motivazioni, impegniamoci invece a recuperare. Altrimenti perdiamo tutto.  

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