NON VOGLIO PIù PARLARE DI SCUOLA – di Mariaserena Peterlin

Non voglio più parlare di scuola.
Non voglio più intervenire nei dibattiti di insegnanti.
Non voglio più mediare o cercare di capire di che si parla.
Non voglio più ascoltare le stesse tiritere.
Non voglio usare il tempo per ritornare su vecchi concetti e per discutere su affermazioni vecchie come il cucco.
Non lo dico per disamore, per snobismo, per rifiuto del mondo dell’educazione.
Lo dico perché è evidente che i problemi sono stati tutti messi sul tappeto, ma che la volontà di risolverli non c’è.
La dimostrazione è che di fronte alla scuola, anzi sulla scuola, c’è da decenni una istituzione governativo-ministeriale che ha smesso di svolgere la funzione di un motore per diventare solo un peso occhiuto, censorio e ammosciante.
Si valuta il risultato dell’azione didattica solo per recriminare sulla qualità degli insegnanti e dei loro studenti e non per studiare soluzioni; infatti si accusa la scuola di non essere adeguata al mondo d’oggi. E gli insegnanti si sentono in crisi mentre dovrebbero rispondere che loro non sono chiamati a formare persone “adeguate” ma persone attive e pensanti. Dovrebbero inoltre rispondere con una evidenza: davvero si chiede di formare persone più colte, più autonome, più preparate, più fornite di strumenti culturali? E allora come si concilia allora tutto questo con la “fuga dei cervelli?”
Il sistema vigente attuale cosa intenderebbe per “formare persone adeguate”? Persone obbedienti e allineate?
Il sospetto è giustificato visto che le uniche soluzioni proposte e ammannite pomposamente come “riforma” sono ispirate a quella che possiamo definire la strategia del grembiulino, del calamaio e della falce: ossia il ritorno al passato.

Il problema è che il passato ha realmente una sua dignità che il presente non potrebbe sostenere, e che il presente ha una sua fame di soluzioni che il passato non potrebbe saziare.
Un altro problema è che la scuola può funzionare e funziona solo se funzionano i docenti e le famiglie, e non se ascolta i predicozzi dei funzionari o degli esperti tuttologi.

Un ulteriore problema è che se troppo spesso acquista visibilità e alza la voce solo l’insegnante che si lamenta e gode delle sue lamentele, se ne fa corona di martirio e non la smette.
Che cosa dovrebbe smettere?
Semplicemente di fare questo mestiere.
Ogni lavoro ha le sue fatiche, ed alcuni lavori hanno fatiche che incidono di più sul livello di impegno relazionale che siamo in grado di sostenere, altri sull’impegno fisico, altri sulla necessità di aggiornarsi velocemente, altri sulla sensazione di instabilità che non è garantita, altri sui gravi rischi professionali che si corrono; e potremmo continuare.
Invece non si prende atto di questo, non si ha una visione realistica e costruttiva e ci si lamenta: c’è chi si sente sfruttato e chi si sente sovraccarico o pensa di fare fatiche ripetute inutilmente.
Amici miei né Spartaco, né Atlante, né Sisifo ci salveranno.
Chi vuole lavorare a scuola prenda esempio da Robinson Crusoe. Un vero faber.
Oppure lasci perdere. Molto meglio trovarsi un lavoro come dama di compagnia o badante. C’è richiesta abbondante, si guadagna di più, si ha a che fare con una persona alla volta spesso non in grado di reagire, si risponde solo ad una famiglia e poi c’è l’enorme vantaggio del rapido turn over del… cliente…

Non voglio parlare più di scuola. Non di questa scuola e non in questo modo.
E credo sia, oltre che una buona idea, anche un sollievo reciproco e forse diffuso.

15 risposte a “NON VOGLIO PIù PARLARE DI SCUOLA – di Mariaserena Peterlin

  1.  E’ una questione di scelta, sempre e soltanto una questione di scelta. Alla crisi o si risponde con il continuo richiamo a valori quali libertà, uguaglianza, responsabilità, solidarietà…  o  si risponde creando un falso conflitto ideologico in cui si mettono a confronto modelli valoriali diametralmente opposti. Ma esistono davvero questi modelli valoriali contrapposti o si tratta semplicemente di idee contrastanti che vivono l’una in funzione dell’altra?.  Se si annulla l’una si annulla automaticamente  anche l’altra. Nessuna azione, nessuna reazione. Se tu dici che io non sono bravo, io ti rispondo che tu non mi metti in condizione di esserlo…. In realtà potrei, e qui sta la scelta, anche rispondere che è possibile percorrere strade diverse…  che è possibile sottrarsi al gioco perverso che prevede la complicità tra vittima e aguzzino… Certo, “pagherò” il mio ammutinamento, la mia insubordinazione, la mia ribellione… ma mi sta bene, perché sono consapevole che non posso avere la botte piena e la moglie ubriaca… e che praticare i valori in cui credo non è cosa semplice…  Ma ritorniamo ai modelli valoriali. Siamo sicuri di intendere tutti la stessa cosa quando parliamo di libertà, uguaglianza, responsabilità, solidarietà? E soprattutto, li possediamo, sono davvero in noi questi valori, o  ne rispolveriamo i modelli solo per effettuare il necessario accomodamento in itinere, magari con l’aiuto di “laccatori d’immagine” e di “dolci materassi”?    
    È una questione di scelta, solo una questione di scelta.
    Fermina Daza

  2. condivido le tue riflessioni Mariaserena e se mi concedi permesso stampo e porto a scuola, vale per tutti noi.
    Io nel mio piccolo lotto per questo e mi sono anche distaccato un pò del sindacato di base a cui appartengo che ha pur proposto una buona piattaforma di base su livello europeo ma poi vedo distanza dalla scuola reale in parte fra i suoi partecipanti.
    Quando una si trova con supplenti giovani che sono lontane da certi ragionamenti che fai e molto vicine solo alle lagne e non sanno nulla di innovazione didattica con o senza tecnologie e meno che niente degli studi di neuroscienze che stanno confermando cooperative learning didattica costruttivista e connettivismo.
    In questi giorni al campo scuola ho fatto un video diario quotidiano e messo online la sera…
    Alcuni commenti dei genitori sono stati molto positivi uno dicendo viva  gli insegnanti e la scuola pubblica…
    Credo la strada sia questa, ripeto a scanso di equivoci con o senza tecnologie
    Paolo

  3. Paolo ciao, usa pure il post ; speriamo che sia utile.
    Se è possibile puoi dirmi (anche scrivendomi per email serena.peterlin@gmail.com) qual è la scuola ?
    Mi scuso, ma non ti ho riconosciuto solo dal nome 🙂

    Capisco bene il tuo sgomento e lo condivido. A maggior ragione ti auguro di trovare lo spazio e l'attenzione che meriti.
    Mi dici che sei vicino al sindacato di base; succede anche nella tua scuola che alle riunioni sindacali aderiscono tutti, ma poi si presentano otto-dieci persone quando va bene?
    Un saluto solidale
    Mariaserena

  4. Sul mio blog di prova non c'è nulla…
    ci conosciamo sia su facebook che su la scuola che funziona..
    http://framapao.podomatic.com/
    credo che questo lo conosci già, poi ti mando su gmail altre notizie.
    Paolo

  5. Ok Paolo, grazie!
    Un saluto

  6. Condivido praticamente tutto, Mariaserena, e quasi me ne stupisco, considerandomi (quale in effetti sono) ipercritico e un tantino pignolo.
    Bell'intervento non gridato, ma pacato ed esauriente. Nessun altro commento se non: complimenti!
    Mi piace il tuo blog, vedrò di approfondire in un prossimo futuro.
    Lieto della conoscenza, un sorriso, tuo
    Cosimo Piovasco di Rondò

  7. Grazie Cosimo, felice di averti incontrato 🙂
    Mariaserena

  8. Davvero, provo qualcosa di simile. Infatti mi sto dedicando parecchio a fare per gli studenti e meno discutere.

    E allora come si concilia allora tutto questo con la “fuga dei cervelli?

    Infatti. Anzi, non solo coloro che i più immaginano per "cervelli". Non cervelloni ma cervelli per davvero, quelli di tante bravissime persone che voglono mettere a frutto le loro possibilità e la loro voglia di partecipare alla comunità sociale. I cervelli che contano per davvero in una società. Persone che lavorano nelle aziende, nell'artigianato e in tutte le attività lavorative. Quattro milioni di giovani in gamba stanno facendo la loro strada all'estero.

  9. @ anonimo, grazie per questa conferma.
    🙂

  10. macché anonimo! 🙂
    avendo risposto http://iamarf.org alla richiesta del blog credevo che splinder recuperasse la mia identità
    sono andreas 🙂

  11. .. molte affinità nelle nostre conclusioni … la differenza potrebbe essere l' aggressività da mostrare  per affermare che le sole parole rimangono tra noi  che le accettiamo le discutiamo .. ma restano un esercizio che ci appaga e basta .. condividere oramai è certamente positivo ma dopo bisogna fare qualcosa di piu  come  quanti non hanno da mangiare .. cercano dappertutto e rubano dove trovano da  mangiare per la loro esistenza…

  12. Grazie Andreas!!
    Avrei dovuto riconoscerti…
    :-))

  13. #11 Certamente:
    "bisogna fare qualcosa di piu  come  quanti non hanno da mangiare .. cercano dappertutto e rubano dove trovano da  mangiare per la loro esistenza…"

  14. È troppo presto
    per un moto ardito?
    Troppo per dire
    e troppo anche per fare?

    andreas

  15. Sono colpita Andreas! Grazie.
    La tua citazione è un pensiero inaspettato.
    Solo la costruzione di un pensiero 🙂

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