Narrare, raccontare ovvero la restituzione dei colori – di Mariaserena Peterlin

CAPITOLO 1

Credo che alla natura umana sia potenzialmente impossibile non raccontare, e penso che si inizi spontaneamente a farlo ancora prima di saper parlare.
Immagino infatti che, le prime volte, si racconti a se stessi.
Proviamo a ricordarci piccolissimi o appena nati o prima ancora di nascere; proviamo a ripensare a quelle che potevano essere le indefinite percezioni native colte in quel tempo dal nostro organismo: il movimento, l’ondeggiare nel liquido amniotico, la sensazione emozionante di cadere (che conserviamo per sempre e proviamo spesso prima di addormentarci, o ricreiamo nei giochi infantili), ogni messaggio trasmesso dai sensi che si stanno formando e che solo dopo giungeranno a uno stato di più completo funzionamento. Proviamo a pensarci.
Come si convive con le nostre emozioni se non sistemandole in una narrazione rassicurante o inquietante?
Come si forma la conoscenza se non attraverso l’esperienza?
Perché l’essere umano, pur piccolissimo eppure tutto perfettamente organizzato affinché compia, stadio per stadio, la sua evoluzione, non dovrebbe cercare di trattenere quelle esperienze prime, o primordiali e perché non potrebbe rendersi conto che a volte si stanno ripetendo o stanno mutando?
E come reagirebbe se non sistemandole nella sua memoria, catalogandole nelle sue percezioni, nei segni e nelle tracce del suo cammino verso la conoscenza?
 
Per questo penso che si inizi a narrare da subito, non appena il cervello inizia a ricevere barlumi di segnali e poi si continui in maniera via via più consapevole, a se stessi.
 
Quando acquisiamo la parola inizia un’altra avventura ben diversa e apparentemente più libera, ma è poi così?
Non scegliamo noi la lingua che apprenderemo, né il contesto socio-affettivo e culturale che ce la trasmetterà.
Tuttavia la impariamo, è necessario.
Prima ancora di saper ripetere le parole che ci vengono rivolte ne impariamo il suono e il significato. Iniziamo a temerle e a gioirne, a riderne o a provarne paura.
E tutto questo: timore, gioia, riso, paura, insieme a tante altre sensazioni non ce lo diciamo forse dentro? Non ce lo raccontiamo e ripetiamo?
Come potremmo farne a meno?
 
Quando impariamo finalmente un numero sufficiente di vocaboli e ne conosciamo il senso allora gioiosamente vorremmo dirli per essere ascoltati e narrare, narrare tutto quello che abbiamo dentro, per questo ci piace essere ascoltati.
 
Ma proprio in questa fase meravigliosamente piena di potenziale narrativo iniziamo a ricevere istruzioni: si dice/non si dice. Si parla quando si ha il permesso. Si devono dire cose che piacciano e non quelle che danno dispiacere.
Insomma, ammettiamolo, si subisce: una sorta violenza, a fin di bene, come si suol dire, che rappresenta una costrizione un po’ mortificante. Mutiamo, ma non apprendiamo abbastanza liberamente da conservare quello che già sapevamo.
A questo punto sospendiamo il narrare e raccontare per poter iniziare ad esprimerci con parole, ossia a parlare e dire, non a raccontare.
Ma quella, per l’appunto, non è la nostra narrazione. Né lo sarà mai più.
Naturalmente si vive lo stesso.
Ovviamente si può anche vivere benissimo e avere successo nella vita; le convenzioni sociali non ci chiedono, infatti, di esprimerci con naturalezza su noi stessi o su come leggiamo ciò che ci circonda.
Le usanze della vita sociale e civile ci chiedono solo di essere integrati e piacevoli. Non è troppo difficile adattarsi crescendo, si subisce però una specie di mutilazione che mascheriamo in modo soddisfacente.
 
Solo alcuni conservano la primitiva e spontanea dote narrativa, nonostante la mutilazione, senza esserne completamente modificati.
Sono coloro che attirano e a volte si fanno amare perché si esprimono in musica, in poesia, in letteratura, in arte, con la mimica e in molte altre forme possibili ricavando per se stessi, o meglio recuperando, uno spazio di libertà che difficilmente riesce ad essere intero, ma è prezioso e trasmette gioia agli altri.
 
Oggi abbiamo tuttavia qualche difficoltà a riconoscere i narratori veri. Ci siamo inventati delle tecniche di comunicazione omologate e compulsive in cui contano moltissimo la gestualità, l’immagine, l’affabulazione persuadente e soprattutto la velocità e l’impatto.
 
Comunicare in modo efficace è certamente una tecnica che è legittimo e necessario conoscere; ma è giusto tener presente che questo non è né narrare né raccontare.
Sarebbe una gran bella cosa, invece, se almeno chi persiste nel narrare o raccontare potesse mettere a nudo la sua ispirazione e il proprio modo di vedere ogni essere che lo circonda e che li rappresentasse con candore.

Il recupero della nostra anima bambina che abbiamo ammutolito con quella che viene considerata l’educazione alla socialità e l’istruzione avrebbe, in tal modo, la possibilità di esprimersi.
E sarebbe come riuscire a scomporre l’unica luce bianca, a cui siamo esposti forzatamente, per veder riapparire, come attraverso un grande prisma di cristallo, tutti i meravigliosi colori che la compongono e potremmo aver dimenticato.
 

15 risposte a “Narrare, raccontare ovvero la restituzione dei colori – di Mariaserena Peterlin

  1. Passa da me, c'è un premio per te!!

  2. Passa da me, c'è un premio per te!!

  3. grazie Drioli, passo 🙂

  4. narrare… che cosa meravilgiosa poter dare sfogo alle nostre esperienze ..fortunato chi ha avuto genitroi che hanno incoraggiato e che incoraggiano questa bellissima esperienza sin da piccoli ..spesso qualcuno perde la capacità di parlare…. di narrare se stesso..le vicende della vita, l'educazione …il modo di vivere influenzano lo sviluppo di questa capacità..
    ..ma io ritorno sempre nella scuola in cui si deve dar spazio a questa naturale propensione dell'uomo …spesso si mortifica a discapitro di altre attività ..eppure nell'infanzia è molto spiccata nella maggior parte dei bambini…qualcuno ce l'ha dentro chiusa….mserena proponi sempre interessanti questioni ..e io quasi mi ci perdo a intervenire tanto trovo da dire …sono una di quelle persone che per tanto tempo ha chiuso in un cassetto questa capacità credendo anche di non possederla  e che l'ha riaperta  da grande ..per questo forse mi sento tanto coinvolta ed è per questo che nel mio lavoro …do spazio al narrare ..in tutti i modi…un saluto
    elisa

  5. narrare… che cosa meravilgiosa poter dare sfogo alle nostre esperienze ..fortunato chi ha avuto genitroi che hanno incoraggiato e che incoraggiano questa bellissima esperienza sin da piccoli ..spesso qualcuno perde la capacità di parlare…. di narrare se stesso..le vicende della vita, l'educazione …il modo di vivere influenzano lo sviluppo di questa capacità..
    ..ma io ritorno sempre nella scuola in cui si deve dar spazio a questa naturale propensione dell'uomo …spesso si mortifica a discapitro di altre attività ..eppure nell'infanzia è molto spiccata nella maggior parte dei bambini…qualcuno ce l'ha dentro chiusa….mserena proponi sempre interessanti questioni ..e io quasi mi ci perdo a intervenire tanto trovo da dire …sono una di quelle persone che per tanto tempo ha chiuso in un cassetto questa capacità credendo anche di non possederla  e che l'ha riaperta  da grande ..per questo forse mi sento tanto coinvolta ed è per questo che nel mio lavoro …do spazio al narrare ..in tutti i modi…un saluto
    elisa

  6. Grazie Elisa, credo proprio che siamo entrate in sintonia  e, grazie alla tua  sensibilità e alla tua esperienza con i bambini, hai arricchito quello ho pensato.

    La mia esperienza scolastica riguarda ragazzi grandi, (dai 15 anni in su) che sempre, o troppo spesso,  avevano già subito quella "mutilazione" della voglia e della capacità narrativa.
    Invece, come tu bene osservi, "nell'infanzia è molto spiccata nella maggior parte dei bambini…qualcuno ce l'ha dentro chiusa…" ed al "chiuso", lo sappiamo bene, anche i colori sono come "imprigionati".
    Grazie Elisa F

  7. Grazie Elisa, credo proprio che siamo entrate in sintonia  e, grazie alla tua  sensibilità e alla tua esperienza con i bambini, hai arricchito quello ho pensato.

    La mia esperienza scolastica riguarda ragazzi grandi, (dai 15 anni in su) che sempre, o troppo spesso,  avevano già subito quella "mutilazione" della voglia e della capacità narrativa.
    Invece, come tu bene osservi, "nell'infanzia è molto spiccata nella maggior parte dei bambini…qualcuno ce l'ha dentro chiusa…" ed al "chiuso", lo sappiamo bene, anche i colori sono come "imprigionati".
    Grazie Elisa F

  8. sai,  maria serena ..il narrare è un immenso tesoro..lasciar parlare e ascoltare ..si fa poco nella scuola …c'è sempre qualcos'altro di più importante da fare ..ma io penso che se lasciassimo più spazio a questa attività anche la scrittura ne verrebbe avvantagiata ..e poi non c'è cosa peggiore che mortificare questa volgia di narrare …tutti ce l'abbiamo  …richiama il mondo esterno verso noi stessi ..e poterlo fare tranquillamente ci fa sentire accettati dagli altri , ci fortifica come persone ..penso alle fasi in cui si cresce e si va formando la personalità..a quanto sia importante poter comunicare i disagi o anche le gioie e a quanto sia importante per noi docenti saper cogliere le sfumature dei racconti ..delle cose dette …ho subito silenzi sin da piccola ..e me li sono  portati dentro con grande sofferenza ..ancora oggi ho questo peso ..del silenzio ..che ho dentro ….a quanti danni abbiano fatto alla mia persona ..solo ora sto cercando di romperli e di infrangerli anche con la poesia ..ma ciò che è stato fatto resta purtroppo..un caro saluto e grazie per darmi lapossibilità di esternare le mie riflessioni tranquillamente sapendo che sei capace di cogliere il mio narrare
    elisa

  9. sai,  maria serena ..il narrare è un immenso tesoro..lasciar parlare e ascoltare ..si fa poco nella scuola …c'è sempre qualcos'altro di più importante da fare ..ma io penso che se lasciassimo più spazio a questa attività anche la scrittura ne verrebbe avvantagiata ..e poi non c'è cosa peggiore che mortificare questa volgia di narrare …tutti ce l'abbiamo  …richiama il mondo esterno verso noi stessi ..e poterlo fare tranquillamente ci fa sentire accettati dagli altri , ci fortifica come persone ..penso alle fasi in cui si cresce e si va formando la personalità..a quanto sia importante poter comunicare i disagi o anche le gioie e a quanto sia importante per noi docenti saper cogliere le sfumature dei racconti ..delle cose dette …ho subito silenzi sin da piccola ..e me li sono  portati dentro con grande sofferenza ..ancora oggi ho questo peso ..del silenzio ..che ho dentro ….a quanti danni abbiano fatto alla mia persona ..solo ora sto cercando di romperli e di infrangerli anche con la poesia ..ma ciò che è stato fatto resta purtroppo..un caro saluto e grazie per darmi lapossibilità di esternare le mie riflessioni tranquillamente sapendo che sei capace di cogliere il mio narrare
    elisa

  10. Cara Elisa, si parla tanto di "opinioni", si afferma che ognuno deve dire la propria e tante volte sentiamo urlare nelle trasmissioni televisive "mi fai parlare?"
    Quella forma di comunicazione non tiene conto dell'altro, non lo rispetta, forse vuole solo prevaricare; d'altrondenelle arene televisive lo scontro è, passami la parola, tra "belve feroci". Noi non siamo così. Sentiamo che è giusto narrare e ascoltare, sappiamo che l'agorà deve essere ricostituito.
    Noi non possiamo cambiare la realtà dominante con un colpo di spugna, però possiamo sottrarci a quella logica
    Grazie Elisa.

  11. Cara Elisa, si parla tanto di "opinioni", si afferma che ognuno deve dire la propria e tante volte sentiamo urlare nelle trasmissioni televisive "mi fai parlare?"
    Quella forma di comunicazione non tiene conto dell'altro, non lo rispetta, forse vuole solo prevaricare; d'altrondenelle arene televisive lo scontro è, passami la parola, tra "belve feroci". Noi non siamo così. Sentiamo che è giusto narrare e ascoltare, sappiamo che l'agorà deve essere ricostituito.
    Noi non possiamo cambiare la realtà dominante con un colpo di spugna, però possiamo sottrarci a quella logica
    Grazie Elisa.

  12. Narrare è diverso che raccontare. Non gioco con le parole; si può raccontare che abbiamo perso le chiavi di casa o che le abbiamo ritrovate. Questo è discorrere, non è narrare.

    Ma l'argomento sarà oggetto di un altro post. 

  13. Narrare è diverso che raccontare. Non gioco con le parole; si può raccontare che abbiamo perso le chiavi di casa o che le abbiamo ritrovate. Questo è discorrere, non è narrare.

    Ma l'argomento sarà oggetto di un altro post. 

  14. Mariaserena,
    con questa tua narrazione hai fatto una eccellente meta-narrazione. Hai narrao la narrazione. In modo pieno, efficace, narrando anche te. Molto bella! Nel tuo narrare la narrazione hai messo emozione e intelletto fondendo assieme le due dimensioni e rendendo particolarmente efficace il tuo contenuto.
    Se permetti ne estrapolo alcune parti e metto il tuo lavoro tra la documentazione del progetto "narrazioni di pratiche didattiche" quale alto esempio di "perchè narrare" e di "come narrare". Mi piacarebbe che nel gruppo di progetto ci fossi anche tu. Potresti aiutarci a narrarere e potresti aiutarci a narrare

  15. Mariaserena,
    con questa tua narrazione hai fatto una eccellente meta-narrazione. Hai narrao la narrazione. In modo pieno, efficace, narrando anche te. Molto bella! Nel tuo narrare la narrazione hai messo emozione e intelletto fondendo assieme le due dimensioni e rendendo particolarmente efficace il tuo contenuto.
    Se permetti ne estrapolo alcune parti e metto il tuo lavoro tra la documentazione del progetto "narrazioni di pratiche didattiche" quale alto esempio di "perchè narrare" e di "come narrare". Mi piacarebbe che nel gruppo di progetto ci fossi anche tu. Potresti aiutarci a narrarere e potresti aiutarci a narrare

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