COMUNICARE CON I NATIVI DIGITALI di Mariaserena Peterlin

Mi suggeriscono (G.Marconato)  un link in cui P.C.Rivoltella parla delle difficoltà che hanno gli adulti a comprendere le modalità di apprendere e comunicare dei nativi digitali, la generazione nata col cellulare attaccato al biberon e che gioca sulla playtation mentre parla al cell, e apre dieci finestre sul pc.
Mentre seguo il link su youtube comincio a prendermi qualche appunto, do un’occhiata alle email, spizzo fb e penso a come elaborare ciò su cui fermo la mia attenzione.
Che cos’è? pure io multitasking? 😀 .
Tranquilli, non sono così avanti.
Il fatto è che youtube carica lentamente e a tratti si ferma e il professore parla senza fretta, forse proprio perché anche lui tiene sotto controllo l’ambiente circostante e le immagini che gli scorrono accanto ad illustrarne i concetti. (Tenere alto il livello dell’attenzione non è facile.)
Colgo alcune sue frasi interessanti e riassumo.
L’aspetto differenziante tra i nativi digitali e noi non è la competenza tecnica, la ricerca recente mette in evidenza che alcune volte la tecnologia è un ponte tra generazioni e quello che ci avvicina è molto più di quello che ci allontana (es cellulari); dobbiamo comprendere che nel nativo gli stili cognitivi e di attenzione sono diversi e che siamo noi a doverci inventare nuovi sistemi di mediazione.
Dunque è necessario mettere in discussione l’adulto e non colpevolizzare il minore: un gioco di riposizionamento per guadagnare un punto di vista più corretto tra il minore e i media.

Bene, mi dico. Trovo, in queste parole, conferme alle mie precedenti osservazioni empiriche. Anche nella vita quotidiana non mancano, tra genitori e insegnanti attenti, quelli che hanno la percezione precisa che il gap non si crei da solo e che il ruolo educativo chieda che sia l’adulto a impegnarsi a colmarlo.

Il problema è, infatti, l’equilibrio tra ciò che siamo e ciò che i ragazzi sono. Mio nonno andava ancora a cavallo ma poi si comprò la moto Guzzi; e usava l’automobile. Mio padre andava, per chilometri, a scuola in bici, ma poi è arrivato a volare in aereo e vedere l’uomo sulla luna ma scuoteva la testa quando vedeva i capelloni.
Adesso abbiamo a che fare con la comunicazione.
Io la prenderei con calma. Ce la possiamo fare, magari scuotendo non la testa, ma le nostre energie, perché i ragazzi che frequentano oggi la scuola e vivono ancora in famiglia non trovano sempre di fronte a sé saggezza ed equilibrio, ma si imbattono in conservatorismo e barriere più vecchie di mio nonno. E questo non va bene. (Fatte salve le buone eccezioni, naturalmente.)
 

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19 risposte a “COMUNICARE CON I NATIVI DIGITALI di Mariaserena Peterlin

  1.  Quali sono i limiti della didattica tradizionale?  La passività dei destinatari, il modello didattico basato sull’idea dell’insegnamento come “trasferimento della conoscenza” dall’insegnante agli allievi, la difficoltà nel differenziare il contributo didattico, la tendenza a privilegiare la comunicazione verbale rispetto ad altri codici comunicativi;
    Sappiamo bene però che tale sistema non garantisce forme di apprendimento significativo e l’acquisizione di skills. Forse il problema principale sta nel fatto che un concetto non viene appreso perché non è “immerso” in un contesto esperenziale, reticolare, connettivo e costruttivo.
    L’ attuale forma primaria di comprensione è infatti  costituita dalla realtà “visuale” che ha sostituito quella “testuale”. Questo nuovo approccio all’ acquisizione del sapere ha determinato da parte dei ragazzi forti resistenze nei confronti dell’apprendimento per astrazione che fa del testo il punto di partenza e il punto di arrivo di qualunque indagine conoscitiva. C’è dunque da prendere seriamente in considerazione la scarsa incidenza del pensiero simbolico nei processi di apprendimento e riflettere sullo spazio a più dimensioni che esige un approccio interattivo fondato sull’esperienza e sullo scambio di nuovi codici comunicativi.
    Tecnologie o non tecnologie, credo che il processo di insegnamento apprendimento debba essere riconsiderato alla luce  di un “atteggiamento euristico” nei confronti di un sapere interattivo e retale che privilegi forme di comunicazione circolare e negoziata. In tali forme circolari e negoziate l’alunno è co-protagonista della costruzione del sapere,  è soggetto attivo nell’indagine conoscitiva, è soggetto costruttore di significati.
    Tenologie o non tecnologie, è necessario rifondare la comunicazione su “procedimenti euristici” basati su atteggiamenti  dominati dall’incertezza e quindi legati al probabile e al possibile e caratterizzati da flessibilità, diversità ed antidogmatismo,

  2.  Quali sono i limiti della didattica tradizionale?  La passività dei destinatari, il modello didattico basato sull’idea dell’insegnamento come “trasferimento della conoscenza” dall’insegnante agli allievi, la difficoltà nel differenziare il contributo didattico, la tendenza a privilegiare la comunicazione verbale rispetto ad altri codici comunicativi;
    Sappiamo bene però che tale sistema non garantisce forme di apprendimento significativo e l’acquisizione di skills. Forse il problema principale sta nel fatto che un concetto non viene appreso perché non è “immerso” in un contesto esperenziale, reticolare, connettivo e costruttivo.
    L’ attuale forma primaria di comprensione è infatti  costituita dalla realtà “visuale” che ha sostituito quella “testuale”. Questo nuovo approccio all’ acquisizione del sapere ha determinato da parte dei ragazzi forti resistenze nei confronti dell’apprendimento per astrazione che fa del testo il punto di partenza e il punto di arrivo di qualunque indagine conoscitiva. C’è dunque da prendere seriamente in considerazione la scarsa incidenza del pensiero simbolico nei processi di apprendimento e riflettere sullo spazio a più dimensioni che esige un approccio interattivo fondato sull’esperienza e sullo scambio di nuovi codici comunicativi.
    Tecnologie o non tecnologie, credo che il processo di insegnamento apprendimento debba essere riconsiderato alla luce  di un “atteggiamento euristico” nei confronti di un sapere interattivo e retale che privilegi forme di comunicazione circolare e negoziata. In tali forme circolari e negoziate l’alunno è co-protagonista della costruzione del sapere,  è soggetto attivo nell’indagine conoscitiva, è soggetto costruttore di significati.
    Tenologie o non tecnologie, è necessario rifondare la comunicazione su “procedimenti euristici” basati su atteggiamenti  dominati dall’incertezza e quindi legati al probabile e al possibile e caratterizzati da flessibilità, diversità ed antidogmatismo,

  3.  Quali sono i limiti della didattica tradizionale?  La passività dei destinatari, il modello didattico basato sull’idea dell’insegnamento come “trasferimento della conoscenza” dall’insegnante agli allievi, la difficoltà nel differenziare il contributo didattico, la tendenza a privilegiare la comunicazione verbale rispetto ad altri codici comunicativi;
    Sappiamo bene però che tale sistema non garantisce forme di apprendimento significativo e l’acquisizione di skills. Forse il problema principale sta nel fatto che un concetto non viene appreso perché non è “immerso” in un contesto esperenziale, reticolare, connettivo e costruttivo.
    L’ attuale forma primaria di comprensione è infatti  costituita dalla realtà “visuale” che ha sostituito quella “testuale”. Questo nuovo approccio all’ acquisizione del sapere ha determinato da parte dei ragazzi forti resistenze nei confronti dell’apprendimento per astrazione che fa del testo il punto di partenza e il punto di arrivo di qualunque indagine conoscitiva. C’è dunque da prendere seriamente in considerazione la scarsa incidenza del pensiero simbolico nei processi di apprendimento e riflettere sullo spazio a più dimensioni che esige un approccio interattivo fondato sull’esperienza e sullo scambio di nuovi codici comunicativi.
    Tecnologie o non tecnologie, credo che il processo di insegnamento apprendimento debba essere riconsiderato alla luce  di un “atteggiamento euristico” nei confronti di un sapere interattivo e retale che privilegi forme di comunicazione circolare e negoziata. In tali forme circolari e negoziate l’alunno è co-protagonista della costruzione del sapere,  è soggetto attivo nell’indagine conoscitiva, è soggetto costruttore di significati.
    Tenologie o non tecnologie, è necessario rifondare la comunicazione su “procedimenti euristici” basati su atteggiamenti  dominati dall’incertezza e quindi legati al probabile e al possibile e caratterizzati da flessibilità, diversità ed antidogmatismo,

  4. Ce la facciamo di sicuro, siamo fatti apposta per farcela. Chi prima e chi poi. Chi ce la fa prima fa bene a cercare di svegliare gli altri. Ma poi ce la fanno tutti, è sempre successo così.

    Tutto d’accordo con il discorso di Ferri. C’è solo un punto che vedo in modo diverso e riguarda la diversità fra la nostra mente e quella dei ragazzi.

    Io la diversità non la vedo se penso alla mia esperienza di ricercatore, o meglio, di risolutore di problemi. Non la vedo se penso all’esperienza di tanti grandi scienziati e “creatori” del passato.

    Il modo con il quale i giovani procedono nell’uso delle tencologie è lo stesso di quello con cui io mi sono mosso in laboratorio, un modo non lineare, con una buona dose di tentativi, seppur riflettuti, ma molti tentativi, un modo di pensare fatto da immagini, nel quale il testo ha sempre giocato un ruolo indispensabile ma parziale, non voglio dire marginale ma quasi quasi …

    Sono molti i matematici o fisici-matematici ad avere sostenuto il ruolo preminente delle immagini nel proprio pensiero, ora mi vengono in mente Einstei e Hadamard (matematico del primo 900 che ha studiato il problema dei “problemi matematici malati”).

    Le scoperte avvenute poi per caso, aggeggiando su tutt’altro sono addirittura forse la maggioranza …

    Non sto negando l’importanza della lettura e dello studio, figuriamoci … io leggo e studio come un matto ma le idee ed anche le piccole scoperte quotidiane (anche usando un nuovo attrezzo per il trattore, tanto per dire …), vengono in tutto un altro ambito intellettuale, che è molto affine a quello che ci ostiniamo a vedere come estraneo nei giovani …

    perdo il treno … non controllo l’ortogr…

  5. pensa come sto io, che sono una nata nel 1957 ma sono come uno nato nel 2000…..eheheh

    Me ne sto accorgendo in questi giorni che sto approcciando un megamac per la prima volta..

    Ho lo stesso atteggiamento che ha Ruben (ndr mio figlio iperrmultitutto di 12 anni), ma era lo stesso di quando a 12 anni, come regalo per l'esame di 3° media (essì ero un anno avanti, come ruben) chiesi un microscopio elettronico ultima generazione (beh..anche nel '69 esisteva un'ultima generazione eheh) e invece mi regalarono una "bellissima" tv portatile brionvega arancione (beh, vogliamo discutere il look innovativo?)…che prontamente regalai a mio nonno relegato in poltrona causa artrosi+ arteriosclerosi. (Avete notato che questa malattia non esiste più? Ora hanno tutti l'alzhehimer..:-)) )

    No, non so cosa sugfgerire per gettare un ponte su questo gap generazionale….non lo so, forse potreste cominciare a smontare un pc?..:-)

  6. pensa come sto io, che sono una nata nel 1957 ma sono come uno nato nel 2000…..eheheh

    Me ne sto accorgendo in questi giorni che sto approcciando un megamac per la prima volta..

    Ho lo stesso atteggiamento che ha Ruben (ndr mio figlio iperrmultitutto di 12 anni), ma era lo stesso di quando a 12 anni, come regalo per l'esame di 3° media (essì ero un anno avanti, come ruben) chiesi un microscopio elettronico ultima generazione (beh..anche nel '69 esisteva un'ultima generazione eheh) e invece mi regalarono una "bellissima" tv portatile brionvega arancione (beh, vogliamo discutere il look innovativo?)…che prontamente regalai a mio nonno relegato in poltrona causa artrosi+ arteriosclerosi. (Avete notato che questa malattia non esiste più? Ora hanno tutti l'alzhehimer..:-)) )

    No, non so cosa sugfgerire per gettare un ponte su questo gap generazionale….non lo so, forse potreste cominciare a smontare un pc?..:-)

  7. pensa come sto io, che sono una nata nel 1957 ma sono come uno nato nel 2000…..eheheh

    Me ne sto accorgendo in questi giorni che sto approcciando un megamac per la prima volta..

    Ho lo stesso atteggiamento che ha Ruben (ndr mio figlio iperrmultitutto di 12 anni), ma era lo stesso di quando a 12 anni, come regalo per l'esame di 3° media (essì ero un anno avanti, come ruben) chiesi un microscopio elettronico ultima generazione (beh..anche nel '69 esisteva un'ultima generazione eheh) e invece mi regalarono una "bellissima" tv portatile brionvega arancione (beh, vogliamo discutere il look innovativo?)…che prontamente regalai a mio nonno relegato in poltrona causa artrosi+ arteriosclerosi. (Avete notato che questa malattia non esiste più? Ora hanno tutti l'alzhehimer..:-)) )

    No, non so cosa sugfgerire per gettare un ponte su questo gap generazionale….non lo so, forse potreste cominciare a smontare un pc?..:-)

  8. Mariaserena, il primo problema  (o errore) è certamente quello di giudicare e di non capire. Si guardano (e si giudicano) i giovani d 'oggi non per quello che sono ma per quello che non sono. E così facendo si valutano per sottrazione rispetto ad un modello ideale e si trovano un sacco di cose in meno, di cose che mancano loro e il loro stato attuale viene attribuito a queste "mancanze" e l'obiettivo è di ri-portali allo stato ideale. Non rendendosi conto che è un'operazione impossibile e che più che "educazione" è violenza.

  9. Mariaserena, il primo problema  (o errore) è certamente quello di giudicare e di non capire. Si guardano (e si giudicano) i giovani d 'oggi non per quello che sono ma per quello che non sono. E così facendo si valutano per sottrazione rispetto ad un modello ideale e si trovano un sacco di cose in meno, di cose che mancano loro e il loro stato attuale viene attribuito a queste "mancanze" e l'obiettivo è di ri-portali allo stato ideale. Non rendendosi conto che è un'operazione impossibile e che più che "educazione" è violenza.

  10. Mariaserena, il primo problema  (o errore) è certamente quello di giudicare e di non capire. Si guardano (e si giudicano) i giovani d 'oggi non per quello che sono ma per quello che non sono. E così facendo si valutano per sottrazione rispetto ad un modello ideale e si trovano un sacco di cose in meno, di cose che mancano loro e il loro stato attuale viene attribuito a queste "mancanze" e l'obiettivo è di ri-portali allo stato ideale. Non rendendosi conto che è un'operazione impossibile e che più che "educazione" è violenza.

  11. Proprio così, Gianni, " si valutano per sottrazione rispetto ad un modello ideale"; con le conseguenze inevitabili. Senza contare che  non ci si mette nemmeno d'accordo su quale sarebbe questo modello ideale, perchè basta assistere a un collegio docenti o a un confronto padre/madre, o ascoltare il mondo degli adulti (a tutti i livelli) per cogliere le più evidenti contraddizioni.

    Si va dal giovanilismo ammiccante al rigorismo reprimente.

    Praticamente una Babele (dis)educativa..
    Anzi, sai che ti dico? che questo La Babele (dis)educativa sarebbe proprio un bel titolo per i tanti discorsi e dibattiti a cui assistiamo in tempi più o meno recenti.
     

  12. Proprio così, Gianni, " si valutano per sottrazione rispetto ad un modello ideale"; con le conseguenze inevitabili. Senza contare che  non ci si mette nemmeno d'accordo su quale sarebbe questo modello ideale, perchè basta assistere a un collegio docenti o a un confronto padre/madre, o ascoltare il mondo degli adulti (a tutti i livelli) per cogliere le più evidenti contraddizioni.

    Si va dal giovanilismo ammiccante al rigorismo reprimente.

    Praticamente una Babele (dis)educativa..
    Anzi, sai che ti dico? che questo La Babele (dis)educativa sarebbe proprio un bel titolo per i tanti discorsi e dibattiti a cui assistiamo in tempi più o meno recenti.
     

  13. Proprio così, Gianni, " si valutano per sottrazione rispetto ad un modello ideale"; con le conseguenze inevitabili. Senza contare che  non ci si mette nemmeno d'accordo su quale sarebbe questo modello ideale, perchè basta assistere a un collegio docenti o a un confronto padre/madre, o ascoltare il mondo degli adulti (a tutti i livelli) per cogliere le più evidenti contraddizioni.

    Si va dal giovanilismo ammiccante al rigorismo reprimente.

    Praticamente una Babele (dis)educativa..
    Anzi, sai che ti dico? che questo La Babele (dis)educativa sarebbe proprio un bel titolo per i tanti discorsi e dibattiti a cui assistiamo in tempi più o meno recenti.
     

  14. Andreas sono d'accordo con te.

    Ho citato la Guzzi di mio nonno mettendola accanto a un modellino con cui si gioca wifi proprio perchè il processo con cui ci si accosta al nuovo (o presunto tale) non mi sembra così diverso.

    Ieri la mia nipotina (anni quasi 8 e oramai consegnata alla scuola e nativa digitale in piena attività, ma che vuole battermi a dama e filetto anche imbrogliando ecc ecc) prima di decidere se concedere uno dei biscotti che avevamo fatto insieme a degli zii venuti in visita si è consultata… e sai con chi? Si è chiusa in cucina dicendo "Scusate un attimo, devo chiederlo alla mia amica segreta. Ci  metto un minuto". Poi con somma naturalezza ci ha elargito un biscotto ciascuno.

    L'amica segreta... non nè qualcosa di virtuale o di innaturale. E' uno dei giochi (ma molto di più che un gioco) più antichi. Direi un mito. (qui ci vorrebbe uno psicologo e io sono solo una nonna che impara).

     

    Il fatto che i media siano cambiati e si siano evoluti dovrebbe portarci a una maggiore attenzione perchè questa volta, mi pare, si va ad incidere molto sulla suggestione e l'apparenza. E su questo un educatore o comunicatore deve riflettere. 

    Ma da qui a  pretendere che siano più potenti (o violenti o noiosi o divertenti) di una solida maestra vecchia scuola, di quelle che faceva trepidare in attesa di un finale di narrazione o tremare per l'emozione di un risultato… ce ne corre.

     

    Sono assolutamente in sintonia anche sulla nascita delle idee: penso che anche oggi accada  che vengano camminando, parlando, leggendo o mentre si pensa a tutt'altro. Possono venire mentre si legge su un monitor o ascoltando  musica o leggendo pagine di carta o dialogando al telefono, lavorando ecc ecc ma anche cogliendo dialoghi e situazioni per strada o guardando il cielo: perchè no?

     

    Invece può cambiare l'atteggiamento di coloro che, sentendosi sdogananti e gratificati perchè vedono le loro parole o immagini su Internet, rischiano di usare male un mezzo che ha una discreta potenza e velocità (e quindi ipotizzo siano  vecchie dinamiche potenziate dal mezzo)  ; ma per vedere se le idee prodotte in questo modo sono valide o meno non basta nè la grafica nè tutto il resto.

     

    Insomma sì, ce la possiamo fare, direi che è ora di considerare il pc e annessi come un altro elettrodomestico ed evitare solo di scambiarlo per una ragione di vita.

  15. Andreas sono d'accordo con te.

    Ho citato la Guzzi di mio nonno mettendola accanto a un modellino con cui si gioca wifi proprio perchè il processo con cui ci si accosta al nuovo (o presunto tale) non mi sembra così diverso.

    Ieri la mia nipotina (anni quasi 8 e oramai consegnata alla scuola e nativa digitale in piena attività, ma che vuole battermi a dama e filetto anche imbrogliando ecc ecc) prima di decidere se concedere uno dei biscotti che avevamo fatto insieme a degli zii venuti in visita si è consultata… e sai con chi? Si è chiusa in cucina dicendo "Scusate un attimo, devo chiederlo alla mia amica segreta. Ci  metto un minuto". Poi con somma naturalezza ci ha elargito un biscotto ciascuno.

    L'amica segreta... non nè qualcosa di virtuale o di innaturale. E' uno dei giochi (ma molto di più che un gioco) più antichi. Direi un mito. (qui ci vorrebbe uno psicologo e io sono solo una nonna che impara).

     

    Il fatto che i media siano cambiati e si siano evoluti dovrebbe portarci a una maggiore attenzione perchè questa volta, mi pare, si va ad incidere molto sulla suggestione e l'apparenza. E su questo un educatore o comunicatore deve riflettere. 

    Ma da qui a  pretendere che siano più potenti (o violenti o noiosi o divertenti) di una solida maestra vecchia scuola, di quelle che faceva trepidare in attesa di un finale di narrazione o tremare per l'emozione di un risultato… ce ne corre.

     

    Sono assolutamente in sintonia anche sulla nascita delle idee: penso che anche oggi accada  che vengano camminando, parlando, leggendo o mentre si pensa a tutt'altro. Possono venire mentre si legge su un monitor o ascoltando  musica o leggendo pagine di carta o dialogando al telefono, lavorando ecc ecc ma anche cogliendo dialoghi e situazioni per strada o guardando il cielo: perchè no?

     

    Invece può cambiare l'atteggiamento di coloro che, sentendosi sdogananti e gratificati perchè vedono le loro parole o immagini su Internet, rischiano di usare male un mezzo che ha una discreta potenza e velocità (e quindi ipotizzo siano  vecchie dinamiche potenziate dal mezzo)  ; ma per vedere se le idee prodotte in questo modo sono valide o meno non basta nè la grafica nè tutto il resto.

     

    Insomma sì, ce la possiamo fare, direi che è ora di considerare il pc e annessi come un altro elettrodomestico ed evitare solo di scambiarlo per una ragione di vita.

  16. Andreas sono d'accordo con te.

    Ho citato la Guzzi di mio nonno mettendola accanto a un modellino con cui si gioca wifi proprio perchè il processo con cui ci si accosta al nuovo (o presunto tale) non mi sembra così diverso.

    Ieri la mia nipotina (anni quasi 8 e oramai consegnata alla scuola e nativa digitale in piena attività, ma che vuole battermi a dama e filetto anche imbrogliando ecc ecc) prima di decidere se concedere uno dei biscotti che avevamo fatto insieme a degli zii venuti in visita si è consultata… e sai con chi? Si è chiusa in cucina dicendo "Scusate un attimo, devo chiederlo alla mia amica segreta. Ci  metto un minuto". Poi con somma naturalezza ci ha elargito un biscotto ciascuno.

    L'amica segreta... non nè qualcosa di virtuale o di innaturale. E' uno dei giochi (ma molto di più che un gioco) più antichi. Direi un mito. (qui ci vorrebbe uno psicologo e io sono solo una nonna che impara).

     

    Il fatto che i media siano cambiati e si siano evoluti dovrebbe portarci a una maggiore attenzione perchè questa volta, mi pare, si va ad incidere molto sulla suggestione e l'apparenza. E su questo un educatore o comunicatore deve riflettere. 

    Ma da qui a  pretendere che siano più potenti (o violenti o noiosi o divertenti) di una solida maestra vecchia scuola, di quelle che faceva trepidare in attesa di un finale di narrazione o tremare per l'emozione di un risultato… ce ne corre.

     

    Sono assolutamente in sintonia anche sulla nascita delle idee: penso che anche oggi accada  che vengano camminando, parlando, leggendo o mentre si pensa a tutt'altro. Possono venire mentre si legge su un monitor o ascoltando  musica o leggendo pagine di carta o dialogando al telefono, lavorando ecc ecc ma anche cogliendo dialoghi e situazioni per strada o guardando il cielo: perchè no?

     

    Invece può cambiare l'atteggiamento di coloro che, sentendosi sdogananti e gratificati perchè vedono le loro parole o immagini su Internet, rischiano di usare male un mezzo che ha una discreta potenza e velocità (e quindi ipotizzo siano  vecchie dinamiche potenziate dal mezzo)  ; ma per vedere se le idee prodotte in questo modo sono valide o meno non basta nè la grafica nè tutto il resto.

     

    Insomma sì, ce la possiamo fare, direi che è ora di considerare il pc e annessi come un altro elettrodomestico ed evitare solo di scambiarlo per una ragione di vita.

  17. #3 Elisa 
    Sì potremmo cominciare smontando un pc,
    Una volta esplorato il giocattolo potremmo provare a rimetterlo insieme.
    Forse il gap sta anche in questo (imbarazzo, timore di fronte al nuovo, abitudine alla sentenza, snobismo), e il mio discorso andava in questa direzione: se pensiamo di poter essere dominanti o fornire modelli migliori non colmeremo mai nulla. Sarà un naufragio.
    Se invece consideriamo come sia naturale una evoluzione della comunicazione ma, allo stesso tempo, che siamo comunque umani e non cyborg forse possiamo dialogare.
    Ovviamente dialogare non per prevalere.

  18. #3 Elisa 
    Sì potremmo cominciare smontando un pc,
    Una volta esplorato il giocattolo potremmo provare a rimetterlo insieme.
    Forse il gap sta anche in questo (imbarazzo, timore di fronte al nuovo, abitudine alla sentenza, snobismo), e il mio discorso andava in questa direzione: se pensiamo di poter essere dominanti o fornire modelli migliori non colmeremo mai nulla. Sarà un naufragio.
    Se invece consideriamo come sia naturale una evoluzione della comunicazione ma, allo stesso tempo, che siamo comunque umani e non cyborg forse possiamo dialogare.
    Ovviamente dialogare non per prevalere.

  19. #3 Elisa 
    Sì potremmo cominciare smontando un pc,
    Una volta esplorato il giocattolo potremmo provare a rimetterlo insieme.
    Forse il gap sta anche in questo (imbarazzo, timore di fronte al nuovo, abitudine alla sentenza, snobismo), e il mio discorso andava in questa direzione: se pensiamo di poter essere dominanti o fornire modelli migliori non colmeremo mai nulla. Sarà un naufragio.
    Se invece consideriamo come sia naturale una evoluzione della comunicazione ma, allo stesso tempo, che siamo comunque umani e non cyborg forse possiamo dialogare.
    Ovviamente dialogare non per prevalere.

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