LAVORO, ISTRUZIONE E DIRITTI NEGATI: SI VA VERSO UNA SELEZIONE DELLA SPECIE?

RISVEGLIARE LE COSCIENZE E CREARE SOLIDARIETÀ TRA TUTTI GLI ESCLUSI

mariaser1 news 07La stabilità del rapporto di lavoro nonché la garanzia del diritto al lavoro sono ormai, tranne poche eccezioni, eredità di un mondo diverso da questo ed ottenute in passato solo per pochi decenni che si vanno allontanando.
Attualmente diritti e garanzie sono negate non solo ai cittadini cosiddetti giovani, ossia a chi ha meno di quarant’anni ma anche a chi, pur di età maggiore subisce gli effetti di questa deprivazione.
La precarietà non è più uno stato di passaggio, è sistema.
I vecchi che hanno ancora un contratto vero, man mano cederanno per età.
Molti giovani, costretti al funambolismo di uno pseudo lavoro, che troppo spesso impedisce loro di crescere professionalmente, sono spesso anche manipolati verso consumi e a uno stile di vita anestetizzante che li distolgono dalla necessità di crearsi una forte formazione di coscienza politica di contrasto al sistema.
Accade infatti che giovani e meno giovani perdendo fiducia, in quanto cives ossia cittadini attivi e partecipi, si rifugino nel privato.
L’imposizione del funambolismo-precariato del lavoro oltre a creare rivalità e astio tra pari, oltre a creare frustranti aspettative, spezza (a vantaggio del datore di lavoro) il possibile legame di solidarietà tra lavoratori i quali ripiegano verso una condizione di dipendenza spesso affettuosa, ma certamente non a loro utile nel tempo medio-lungo, verso gli anziani di famiglia.
Le parti politiche in campo non dimostrano, ad oggi, di avere interesse ad elaborare un’analisi adeguata di quanto sta accadendo al cittadino, al popolo.
Ci si prepara eventualmente a sostenere uno scontro tra opposizioni, ma non riusciamo a scorgere il dar vita a una teorizzazione ideologica volta al rinnovamento, ormai indispensabile, e a una interpretazione seriamente critica di questa realtà.
Perché questo accade? Dove sono finiti anche gli intellettuali?
Quale ulteriore cambiamento ci aspetta?
Eventuali avvicendamenti politici che non si propongano una prospettiva del tutto diversa da quella attuale (a cui ci si adegua a livello non solo europeo) a cosa porteranno?
A una patetica strategia di rammendo-rattoppo provvisorio?
A una pseudo economia di aiuti e non di sviluppo?
E continuando così quale vita ci aspetta tutti?
Gli studenti che protestano a Roma come altrove hanno ragione, ma contestare Gelmini non è sufficiente, è solo una comprensibile esternazione di disagio. La Gelmini è, come noto, diligente esecutrice di decisioni che sono state già prese ed attuate. 
Ma cosa vuole ottenere il sistema?
Una sorta di selezione dei cittadini?
I ragazzi, infine, stanno già subendo danni nella loro educazione.
Tanto è vero che non solo si taglia sull’istruzione, ma si sostituisce alla pedagogia della della responsabilità e all'attenzione per crescita del cervello libero e pensante il controllo telematico delle assenze, dei ritardi e dei voti. 
La falsa efficienza in luogo della cura.
Se perdiamo anche loro, che rappresentano la prossima generazione chiamata a sostenere la vita attiva, la domanda è indifferibile: dove ci stanno portando?

3 risposte a “LAVORO, ISTRUZIONE E DIRITTI NEGATI: SI VA VERSO UNA SELEZIONE DELLA SPECIE?

  1. I genitori sono arrivati in classe, ognuno a portare esperienze di vita, sogni infranti e desideri ancora di realizzare. Ho ascoltato fra i miei ragazzi, piccola tra i piccoli, una piccola alunna che strabuzza gli occhi mentre le svelano la verità su babbo natale e la befana. Sì, così mi sono sentita mentre venivo colta dall'epifania… Ho pensato a quanto sia lontana la scuola dal mondo reale.  L'accendi ogni mattina e cominci a passare da un'ora all'altra come se si trattasse di visitare siti, chat fra alunni e docenti, fra alunni e alunni, fra alunni e bidelli, tutte comunicazioni confuse, sovrapposte, spesso incomprensibili, solo un vago odore di apprendimento retale, un mondo chiuso in un grande scatolone che si accende e si spegne come un PC.
    Una scuola che prepara al lavoro (?) ma non ha il coraggio di parlare del precariato, della fuga dei cervelli, dei contratti a tempo determinato. Una scuola che riceve alunni e sforna candidati alla corsa ad ostacoli.

    Cosa fare? Spesso sento dire che bisogna cambiare il sistema. Ma quale o quali sistemi? Il termine sistema non definisce adeguatamente una galassia di cui riusciamo con difficoltà ad intuire i confini. Pensiamo alla contrapposizione fra il piccolo e il grande, pensiamo al nostro pianeta e pensiamo al sistema solare che lo contiene… fino ad arrivare all'universo. Riusciamo ad intuire il tutto ma siamo in attesa di scoprire la forza che muove il tutto e forse non la scopriremo mai.
    Al massimo siamo nelle condizioni di capire la forza di gravità, quella più vicina a noi, eppure anche di questa forza sarà possibile conoscere altro…
    Certo, la Gelmini è una diligente esecutrice di decisioni già prese… E ritorniamo all'idea dell'universo… dove sono i bottoni del movimento e chi li spinge?
    Questi bottoni sono molto lontani da noi, certo sono nelle mani di chi decide in nome del bene…proprio…
    Scoprire che e a pagare gli errori (termine generoso) della finanza mondiale sono i cittadini che si vedono costantemente sottrarre  i benefici del welfare state e i giovani che vivono in perenne precarietà, significa essere arrivati a scoprire i confini del nostro sistema solare ma non della galassia.
    Gli intellettuali? Gli intellettuali non fanno gli astronauti, è un lavoro pericoloso. Meglio litigare nel cortile di casa o fare i ricci ai pensieri lisci.

  2. I genitori sono arrivati in classe, ognuno a portare esperienze di vita, sogni infranti e desideri ancora di realizzare. Ho ascoltato fra i miei ragazzi, piccola tra i piccoli, una piccola alunna che strabuzza gli occhi mentre le svelano la verità su babbo natale e la befana. Sì, così mi sono sentita mentre venivo colta dall'epifania… Ho pensato a quanto sia lontana la scuola dal mondo reale.  L'accendi ogni mattina e cominci a passare da un'ora all'altra come se si trattasse di visitare siti, chat fra alunni e docenti, fra alunni e alunni, fra alunni e bidelli, tutte comunicazioni confuse, sovrapposte, spesso incomprensibili, solo un vago odore di apprendimento retale, un mondo chiuso in un grande scatolone che si accende e si spegne come un PC.
    Una scuola che prepara al lavoro (?) ma non ha il coraggio di parlare del precariato, della fuga dei cervelli, dei contratti a tempo determinato. Una scuola che riceve alunni e sforna candidati alla corsa ad ostacoli.

    Cosa fare? Spesso sento dire che bisogna cambiare il sistema. Ma quale o quali sistemi? Il termine sistema non definisce adeguatamente una galassia di cui riusciamo con difficoltà ad intuire i confini. Pensiamo alla contrapposizione fra il piccolo e il grande, pensiamo al nostro pianeta e pensiamo al sistema solare che lo contiene… fino ad arrivare all'universo. Riusciamo ad intuire il tutto ma siamo in attesa di scoprire la forza che muove il tutto e forse non la scopriremo mai.
    Al massimo siamo nelle condizioni di capire la forza di gravità, quella più vicina a noi, eppure anche di questa forza sarà possibile conoscere altro…
    Certo, la Gelmini è una diligente esecutrice di decisioni già prese… E ritorniamo all'idea dell'universo… dove sono i bottoni del movimento e chi li spinge?
    Questi bottoni sono molto lontani da noi, certo sono nelle mani di chi decide in nome del bene…proprio…
    Scoprire che e a pagare gli errori (termine generoso) della finanza mondiale sono i cittadini che si vedono costantemente sottrarre  i benefici del welfare state e i giovani che vivono in perenne precarietà, significa essere arrivati a scoprire i confini del nostro sistema solare ma non della galassia.
    Gli intellettuali? Gli intellettuali non fanno gli astronauti, è un lavoro pericoloso. Meglio litigare nel cortile di casa o fare i ricci ai pensieri lisci.

  3. Il commento precedente è di Fermina Daza

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