IN ITALIA È URGENTE DIRE COSA SIAMO E VOGLIAMO : da Montale a noi – di Mariaserena Peterlin

mariaser1 news 07Problema: definire  e dire cos'è l'oggi per costruire il domani, ovvero ciò che (non) siamo ciò che (non) vogliamo
 
Dal poeta Montale, che tanto ci ha donato, dobbiamo accettare come illimitatamente valido il famoso monito. Il poeta, che altrove percorre i suoi sentieri bagnati da pozzanghere dove i ragazzi agguantano qualche sparuta anguilla e riflette su prati polverosi o scalcinati muri, può anche rispondere a chi gli chieda la formula per aprire il mondo: codesto solo oggi posso dirti: ciò che non siamo ciò che non vogliamo.
 
Ma noi non siamo Montale né abbiamo la sua dimensione o viviamo il suo tempo.
In passato la ricerca della parola che squadri da ogni lato l’animo nostro informe avrebbe anche potuto essere sospesa e rimandata e non era considerato compito del poeta lo svelarla.
Codesto solo oggi posso dirti.
Ma quell’oggi è finito, e non è finito molto bene tanto che sarebbe anche difficile trovare poeti contemporanei a cui rivolgersi.
Il presente ci ha messo tutti come in un presepio laico a far da statuine viventi e cristallizzate in ruoli passivi.
Oggi qualcuno chiede ancora la parola al poeta o all’intellettuale libero?
Di più: c’è qualcuno che chiede anche al comune mortale di DIRE, o cercare una sola vera e libera parola?
Troppo spesso quella parola, che dovrebbe essere bagliore o dialogo di luce per se stessi e per altri, è qualcosa che si vende e soprattutto si compra.
Troppo spesso non si dice: si imita.
Ad esempio si linka compulsivamente qualcosa che ci rappresenti.

Ci sentiamo rappresentati da un avatar per la nostra immagine e da un link per le nostre parole.
 
Ma dovremmo, dobbiamo svegliarci da questa anestesia del pensiero e del dire.
 
Siamo in una stagione in cui non possiamo pensare all’oggi ed aspettare un eventuale domani.
Il domani va costruito. E’ necessario, è urgente perché comunque c’è chi ne ha già progettato o già ne costruisce uno per noi: conformato e preformato per le statuine del presepe laico sempre più eccitate da falsi bisogni e falsi risultati.
 
Non sarà facile mettere in moto idee, parole per dirle e gesti pazienti ma costanti per costruire. Ma si deve.
Forse non possiamo fare a meno dei poeti; ma nemmeno i poeti possono fare a meno di noi.
Oggi è urgente dire (o ammettere) ciò che siamo, e decidere anche cosa vogliamo.

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2 risposte a “IN ITALIA È URGENTE DIRE COSA SIAMO E VOGLIAMO : da Montale a noi – di Mariaserena Peterlin

  1. Dire ciò che siamo … è possibile? Forse siamo dei portatori di piume…
    Nel privato la quadratura del cerchio delle mura domestiche ci rende fedeli (?) consumatori delle gioie del muro di recinzione che ci salva dai “nuovi barbari”. E all’interno del “pomerium” la perpetua celebrazione  dei riti  casalinghi rende finalmente giustizia al nostro bisogno di certezze. Non c’è necessità di uscire, di respirare l’aria dell’agorà, di incontrare fisicamente l’altro.
    La piazza ce l’abbiamo in casa, una piazza grande quanto un villaggio globale, una piazza che osserviamo dal divano, una piazza ammiccante che ti fulmina con i suoi guitti da quattro soldi, una piazza che è capace di piombarti in casa, di bucare lo schermo, una piazza in cui la dialettica è solo un capzioso sofismo.
    E se siamo ancora dotati di rispetto per le nostre facoltà intellettuali, ci capita di pigolare, come sommessamente fanno i portatori di piume,  contro i guitti, contro il villaggio globale, contro il sofismo capzioso, contro gli opportunisti, contro la politica…
    E così nel pomerium si agitano sempre più depressione e disillusione.
    Dire che cosa vogliamo? Forse vorremmo che le piume si trasformassero in penne, forse…
    Forse vorremmo capire una volta per tutte che siamo liberi solo di vivere in un mondo che si regge su verità imposte e rese indiscutibili… forse ci manca l’agorà, forse ci manca la libertà, quella vera.
    E' quella che vorremmo…
    Fermina Daza

  2. Dire ciò che siamo … è possibile? Forse siamo dei portatori di piume…
    Nel privato la quadratura del cerchio delle mura domestiche ci rende fedeli (?) consumatori delle gioie del muro di recinzione che ci salva dai “nuovi barbari”. E all’interno del “pomerium” la perpetua celebrazione  dei riti  casalinghi rende finalmente giustizia al nostro bisogno di certezze. Non c’è necessità di uscire, di respirare l’aria dell’agorà, di incontrare fisicamente l’altro.
    La piazza ce l’abbiamo in casa, una piazza grande quanto un villaggio globale, una piazza che osserviamo dal divano, una piazza ammiccante che ti fulmina con i suoi guitti da quattro soldi, una piazza che è capace di piombarti in casa, di bucare lo schermo, una piazza in cui la dialettica è solo un capzioso sofismo.
    E se siamo ancora dotati di rispetto per le nostre facoltà intellettuali, ci capita di pigolare, come sommessamente fanno i portatori di piume,  contro i guitti, contro il villaggio globale, contro il sofismo capzioso, contro gli opportunisti, contro la politica…
    E così nel pomerium si agitano sempre più depressione e disillusione.
    Dire che cosa vogliamo? Forse vorremmo che le piume si trasformassero in penne, forse…
    Forse vorremmo capire una volta per tutte che siamo liberi solo di vivere in un mondo che si regge su verità imposte e rese indiscutibili… forse ci manca l’agorà, forse ci manca la libertà, quella vera.
    E' quella che vorremmo…
    Fermina Daza

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