MORGAN, STEFANO, XFACTOR 4 e il bravo insegnante – di Mariaserena Peterlin

L’assenza di Morgan si era sentita fin dall’inizio ed è di quelle che contano. Parlandone mi è stato fatto notare che non mancavano altri musicisti anche eccellenti, come Elio, ed è vero. Infatti non mancavano musicisti; mancava, tra tutti, un maestro dotato di carisma.
A Xfactor i maestri sono chiamati, solennemente, giudici e chi prepara alle esibizioni i cosiddetti talenti è il cosiddetto vocal coach della rispettiva squadra.

E tuttavia è il giudice sceglie i pezzi in base alle sue strategie, alle sue preferenze, probabilmente anche in base ad indicazioni e disegni delle case discografiche; è il giudice che assiste alle prove ed esprime le sue considerazioni sulle esecuzioni prima dello spettacolo e che da direttive.
E siccome tutto quanto sopra influisce sull’esito della gara, ma anche sullo stato d’animo dei concorrenti, il ruolo di giudice ne comprende, anche se non lo si esplicita, tanti altri.
Detto questo e passando alle considerazioni sulla presenza del ragazzo Stefano ad Xfactor 4 non si può certo negare che i giudici abbiano fatto di tutto per evitare di parlare della oggettiva difficoltà di parola manifestata da lui fin dall’inizio e hanno preferito parlare di emotività o sensibilità o hanno affermato che le stonature erano una forma di interpretazione perché tutto sommato il ragazzo “arrivava e comunicava al pubblico a casa”.
Poi, ieri sera, è arrivato Morgan e ha accompagnato al pianoforte le esibizioni di tutti i ragazzi. Morgan è un entusiasmante e appassionato trascinatore di emozioni ma è anche un grande e colto maestro.
E’ vero che Stefano è stato eliminato (ma oggettivamente era evidente a molti che le sue qualità canore non potevano reggere all’infinito alle ondate di perplessità generalmente espresse), però Morgan lo ha trattato, a mio parere, finalmente come un uguale, come un non diverso.
Gli ha detto “Non preoccuparti, rispondimi cantando, perché quando canti tu non balbetti”.
A mio avviso questa è la mano del maestro carismatico che sa toccare la corda giusta. Il maestro saggio, sensibile, attento che sa individuare la strada onesta e dice la verità. Della verità non si deve avere mai vergogna.
Stefano, infatti, non è un “diversamente cantante”. E’ un ragazzo che a volte canta bene o benino, a volte stecca;  la sua balbuzie non dev’essere un elemento di diversità. Può esprimersi ugualmente, si esibisce, balla e si muove (bene o male) come anche gli altri male o bene si muovono, ballano e si esibiscono.
Ci voleva tanto a dirlo?
Perché mandarlo avanti tra stecche e stridii (ammetto che a me non è mai piaciuto il suo cantare) facendo leva sulla sensibilità-emozionalità suscitata di quella che è considerata una imperfezione o difficoltà ad esprimersi e a non riuscire a parlare correntemente come “gli altri”?
Non è così che si riconosce la sua uguaglianza, né quella di nessuno e in nessun campo.
Altri giovani si sono esibiti e sono stati esclusi con o senza lacrime,  e sono stati trattati secondo le regole del gioco.
Per questo dico che Marco Morgan lo ha finalmente trattato come fa un bravo maestro coi suoi allievi : da uguale ad uguali.
Allo stesso modo non sarebbero dovute bastare le ammissioni di Marco Morgan di essere una persona che ha attraversato il suo tunnel e ha lottato per uscirne  per marchiarlo, escluderlo e sostituirlo nella quarta edizione di Xfactor dove “niente è più come prime” (Facchinetti docet).
Infatti  niente è andato meglio di prima senza di lui. 

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