SOS SCUOLA PUBBLICA: PRIMA CHE IL CIGNO CANTI – di Mariaserena Peterlin

Quinta Aut El 1989 Ricci

La discussione sulla pratica dell’insegnamento dell’Italiano ha avuto l’effetto di una cartina di tornasole. Costatiamo di avere un grosso problema che però non ha, ormai è evidente, la connotazione attribuita dai media, né quella che lamentano i genitori o che l’esasperazione motivata degli insegnanti fa esplodere anche concitatamente.

E’ emersa un’ipotesi diversa e ben più inquietante: esiste una strategia. La mette in luce un appassionato intervento di Gianni Marconato che riferisce e commenta una discussione aperta nel Ning La scuola che funziona sulla didattica dell’Italiano con alcuni brillanti interventi di vari insegnanti e sul progetto di una scuola per il futuro a cui stiamo lavorando.
Aggiungo dunque qualche considerazione su un’ipotesi di reazione.

·      La realtà comunicativa attuale è cambiata così velocemente che è difficile per tutti i non giovani relazionarsi al cambiamento

·      La crisi culturale è anche crisi politica e politica dovrebbe essere la soluzione, ma la gestione di questa crisi è in una fase delicatissima esposta ad abbordaggi e interessi non dichiarati e non lascia prevedere, allo stato attuale, svolte intelligenti ed illuminate.

·      Chi descrive come disastrosa la situazione fa riferimento a un genere di vecchie competenze passatiste e comunque anacronistiche, ma soprattutto fornisce subdoli e apparentemente inoppugnabili  strumenti contro la classe insegnante che viene pesantemente svalutata. (cui prodest?)

·      La classe insegnante subisce e mostra oggettivamente logoramenti di vario genere ed origine, ha punti di debolezza vistosi, non reagisce e quando lo fa si aggrappa al passato peggiorando la situazione.

·      Le famiglie ( questo è un punto dolentissimo) che leggono e ascoltano gli allarmanti bollettini sul fronte della disfatta linguistica, o di altre discipline, sentono minacciato seriamente il futuro dei loro figli. Sintomatica è la frase che tutti abbiamo recentemente letto : “che futuro possono avere questi giovani che non sanno l’ortografia?”. Inoltre sono sbandierate anche altre diagnosi: la povertà lessicale e sintattica dimostrano disagio mentale, ignoranza, incapacità di relazione, esclusione dal mondo produttivo. È ovvio che tutto ciò generi panico e rabbia nei genitori che subito puntano il dito contro la scuola pubblica. È ovvio dunque che il dialogo GENITORI-SCUOLA sia sabotato pesantemente e ormai quasi impossibile!

·      Quale altro termine di paragone, quale modello di scuola, più rassicurante e efficace hanno infatti in mente i genitori? Naturalmente quello della stessa scuola che hanno frequentato loro. Stimando dunque che i genitori abbiano un’età adulta compresa tra i 30 e i 55 anni circa dobbiamo risalire all’incirca alla scuola del periodo tra gli anni 60 e gli anni 80. A questo punto le famiglie chiedono un ritorno ad un modello didattico-formativo del passato che, così come ha educato e formato loro presumono possa tornare utile ed efficace anche ai figli.

·      L’alternativa insinuata, allora, è una “privata” anche perché è la stessa ministro che sottolinea in ogni occasione possibile che occorre elevare la qualità  della scuola pubblica (sottintendendo che è insufficiente) non fa mancare lodi alla privata

·      E infatti cosa propone la politica Miur&Gelmini attualmente per dare il colpo di grazia alla Scuola Pubblica?

a)  Un oscuro e generico ritorno al passato (dal grembiule in su)

b)   prove di verifica della validità dell’insegnamento nella scuola pubblica, ma basate su competenze omologate, uniformi, validate da Organismi esterni alla scuola e conformate a un modello culturale obsoleto.

 Ed ecco dunque le forze in campo.

Da un lato una scuola potata, tagliata, svilita e, permettetemi il termine, sputtanata da media e opinionisti.

Dall’altro lato una task force (MEDIA+MIUR+PRIVATI) sostenuta da una parte di opinione pubblica fortemente orientata e suggestionata dal potere politico-mediatico e che ormai apertamente chiede la testa della scuola pubblica.

 Che fare?

1.  Svelare questa trama perversa è la prima cosa.

2.  Delineare e dare evidenza al lavoro della SCUOLA CHE FUNZIONA e delle nostre proposte, delle nuove idee che dimostrano come sappiamo entrare in sintonia con i nuovi tempi e i nuovi bisogni del mondo giovanile.

3.  Rendere chiaro che una riforma che non viene dal mondo della scuola sarà una inevitabilmente contro la scuola e contro gli insegnanti e quindi contro i cittadini. In altre parole sarà anche una riforma contro il diritto allo studio e contro la democrazia e la libertà.

4.  Parlare, dialogare, diffondere il messaggio alle famiglie.

Possiamo e dobbiamo ancora tentare questa strada. Genitori e studenti devono e possono comprendere e valutare le conseguenze di questa manovra che è contro la scuola, ma soprattutto è contro i cittadini e il futuro dei giovani cittadini. E’ una manovra che crerebbe nuove caste e nuove esclusioni sociali, che svaluterebbe per decenni la nostra cultura. La collaborazione è vitale.

5.  Occorre dunque ribaltare la logica scellerata che ci viene imposta e mettere in chiaro i termini della questione. Proviamoci.

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4 risposte a “SOS SCUOLA PUBBLICA: PRIMA CHE IL CIGNO CANTI – di Mariaserena Peterlin

  1. Grande lucidità nell’analisi, Mariaserana. Tanto lucida da generare angoscia. Angoscia per la situazione tremenda in cui si trova la scuola. Angoscia per la sapiente campanga mediatica che è stata scatenata contro la scuola. Angoscia perchè nessuno se ne è accorto.
    Noi non possiamo che gridare e gridare forte con le nostre poche forze.
    Bisogna farci sentire.

    Dalla tua analisi, questi gli aspetti del dramma:
    1) il mondio della, scuola non reagisce a questi attacchi, autentici attentati terroristici. Passa così l’analisi gelminiano/israel..itica. Non reagisce anche per la coda di paglia    … purtoppo reale
    2) le famiglie, come conseguenza, invocano il solo modello di scuola che conoscono, quella del passato. Anche perchè non ci sono altri modelli autorevoli da portare
    3) fare informazione o ,rispoverando un vecchio lessico "controinformazione"
    MS, prepara quella nota per i giornali che è il momento di uscire allo scoperto 

  2. Grande lucidità nell’analisi, Mariaserana. Tanto lucida da generare angoscia. Angoscia per la situazione tremenda in cui si trova la scuola. Angoscia per la sapiente campanga mediatica che è stata scatenata contro la scuola. Angoscia perchè nessuno se ne è accorto.
    Noi non possiamo che gridare e gridare forte con le nostre poche forze.
    Bisogna farci sentire.

    Dalla tua analisi, questi gli aspetti del dramma:
    1) il mondio della, scuola non reagisce a questi attacchi, autentici attentati terroristici. Passa così l’analisi gelminiano/israel..itica. Non reagisce anche per la coda di paglia    … purtoppo reale
    2) le famiglie, come conseguenza, invocano il solo modello di scuola che conoscono, quella del passato. Anche perchè non ci sono altri modelli autorevoli da portare
    3) fare informazione o ,rispoverando un vecchio lessico "controinformazione"
    MS, prepara quella nota per i giornali che è il momento di uscire allo scoperto 

  3.  Ho riflettuto a lungo sulla questione e cercato di mettere insieme i tasselli di tante realtà.
    Da non trascurare anche il fatto che il rapporto di fiducia è fortemente incrinato.
    Esistono anche situazioni che si potrebbero definire di degrado del rapporto tra i membri della stessa società.
    A esempio:  l’insegnante assegna un voto negativo e minaccia bocciature? 
    Lo studente e i genitori rispondono minacciando una denuncia.
    I giornali parlano di studenti vessati da compagni che hanno atteggiamento da bulli o peggio?
    Ancora: alunne si prostituiscono a scuola.
    Subito si replica con la domanda: e i professori dove erano?
    Anche se è inevitabile chiederselo è evidente, secondo me, che quella è la seconda domanda. 
    La prima avrebbe dovuto essere se il fenomeno è diffuso allora come mai questi giovani e queste ragazzine fanno violenze o si vendono? Come si produce questo comportamento?
    La scuola subisce questi attacchi solo perché se li merita o anche perché nel gioco della deresponsabilizzazione generale nei confronti della crescita e della formazione dei giovani fa comodo dare le colpe tutte agli insegnanti della ex pubblica istruzione e non considerare più il diritto allo studio e alla formazione una priorità politica cui dedicare risorse e attenzione, ma anche una  adeguato impegno personale?

  4.  Ho riflettuto a lungo sulla questione e cercato di mettere insieme i tasselli di tante realtà.
    Da non trascurare anche il fatto che il rapporto di fiducia è fortemente incrinato.
    Esistono anche situazioni che si potrebbero definire di degrado del rapporto tra i membri della stessa società.
    A esempio:  l’insegnante assegna un voto negativo e minaccia bocciature? 
    Lo studente e i genitori rispondono minacciando una denuncia.
    I giornali parlano di studenti vessati da compagni che hanno atteggiamento da bulli o peggio?
    Ancora: alunne si prostituiscono a scuola.
    Subito si replica con la domanda: e i professori dove erano?
    Anche se è inevitabile chiederselo è evidente, secondo me, che quella è la seconda domanda. 
    La prima avrebbe dovuto essere se il fenomeno è diffuso allora come mai questi giovani e queste ragazzine fanno violenze o si vendono? Come si produce questo comportamento?
    La scuola subisce questi attacchi solo perché se li merita o anche perché nel gioco della deresponsabilizzazione generale nei confronti della crescita e della formazione dei giovani fa comodo dare le colpe tutte agli insegnanti della ex pubblica istruzione e non considerare più il diritto allo studio e alla formazione una priorità politica cui dedicare risorse e attenzione, ma anche una  adeguato impegno personale?

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