GELMINI, SCUOLA E INSEGNANTI PRECARI

Riflessioni, in ordine sparso, su quanto sta accadendo


Non considero pragmatico nè utile criticare il fatto che il Ministro Gelmini abbia la sua linea politica e le sue convinzioni sulla scuola.
Ho invece forti dubbi su come viene data l’informazione sulla situazione sia della della scuola in generale, sia dei docenti abilitati e specializzati anche se attualmente (e non si sa per quanto tempo) disoccupati.
Per questo propongo alcune riflessioni in ordine sparso sul tema.
 
Suscita molte perplessità l’aumento del numero dei ragazzi per classe e quello del numero delle ore degli insegnanti che ha portato come conseguenza, come si denuncia da più parti, un "taglio" pesante dell’organico.
 
E’ anche troppo facile sostenere che la scuola era diventata un ammortizzatore sociale; è vero, infatti, che il reclutamento, e non solo del personale docente, in passato non è stato fatto oculatamente né preparando e selezionando il personale secondo cultura e attitudine.
Tuttavia adesso c’è una situazione complessa e che viene troppo brutalmente semplificata anche dai media che diffondono le notizie sull’argomento.
Nel formare le classi e deciderne la consistenza numerica si dovrebbe tener conto della difficile condizione giovanile e della situazione degli adolescenti.
Non pochi ragazzi vivono in prima persona la crisi della famiglia e tendono ad assumere spesso atteggiamenti e costumi ispirati a modelli deteriori o a comportamenti dissennati, inoltre sono sempre più spesso fruitori abituali di alcool e droga, e le conseguenze di tutto questo si pagano anche in classe.
 
Alcuni soloni universitari denunciano (solo ora) che tagliare sull’istruzione significa tagliare sul futuro, ma si guardavano bene dal seguire una linea di sobria economia e dall’emettere questa profezia quando ottenevano cattedre universitarie su insegnamenti che interessavano pochissimi iscritti (e gli esempi ci sono: basta andare a spigolare negli stessi siti delle università).
 
Ciò detto è evidente come non sia giusto oggi presentare tutto il conto ai giovani docenti abilitati né far pagare solo a loro anche
a)l’inedia pluriennale di alcune strutture ministeriali,
b) la mancanza di programmazione, l’indifferenza alla politica scolastica
c) il cinismo sindacale.
Per di più in tutto questo c’è una stonata nota stridente e incoerente con le premesse stesse del ministero.
Se si vuole, infatti, una scuola di qualità, è utile aumentare l’orario delle cattedre, elevandolo anche a 24 ore di lezione settimanali in luogo delle tradizionali 18 (stabilite dal contratto di lavoro)?
E’ una garanzia di eccellenza trattenere in servizio insegnanti a volte plurisessantenni?
 
E infine c’è una riflessione su cui inviterei, con ogni garbo e premura possibile,  il Ministro Gelmini alla quale non intendo certamente fare il torto di attribuire una visione classista della società. Non mi sembrerebbe corretto.
La riflessione è la seguente: i docenti precari non chiedono l’impossibile e d’altro canto la Costituzione italiana non garantisce (né deve garantire) una posizione di privilegio a nessuno, ma il diritto al lavoro per cittadini della Repubblica che contribuiscono con il lavoro allo sviluppo della società.
Il lavoro si deve dunque ottenere in base alle proprie competenze, qualifiche, impegno e capacità.
 
Chi diventa, legittimamente, Ministro a trent’anni può bene interpretare le istanze di una giovane generazione coetanea, e sarebbe interessante potesse dedicare qualche minuto alla riflessione sulla necessità di evitare ai nostri cittadini di rimanere per trent’anni anni precari.
E’ vero questa è una situazione creata anche nei tempi passati. Ma perché le conseguenze dovrebbero ricadere su giovani che perseguono una legittima aspirazione al lavoro per il quale hanno lungamente studiato, superato esami e severe selezioni a numero chiuso?
Perchè li si precipita nell’incertezza disoccupando, probabilmente, molte delle migliori intelligenze del paese?
Coraggio Ministro: riflettiamo.

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