Quella di Gelmini non è una riforma, ma il ministro ha ragione.

Profi dentro alla lavagnaDovrebbe apparire evidente che i provvedimenti di Gelmini non costituiscono una riforma scolastica. La situazione dell’istruzione e dell’educazione dei bambini, dei ragazzi e dei giovani avrebbe bisogno di una riflessione davvero seria, complessa ed articolata che prenda le mosse dall’attuale contesto sociale e storico, dall’analisi del modello di sviluppo a cui si fa (o si vorrebbe fare) riferimento, da un ragionamento sulla situazione giovanile e da una diagnosi su ciò che sono e ciò che si intende dovrebbero essere le nostre generazioni giovani.
Tutto ciò, ed altro ancora, ovviamente non prescindendo dalla realtà della globalizzazione della quale facciamo parte.
Invece si parla di medie di voti scolastici, di voto di condotta, del peso della valutazione in ginnastica e religione, di maestri prevalenti e non prevalenti, di monte ore, del sei in tutte le materie e così via. Tutto ciò ha pochissimo a che vedere con una riforma e dimostra quanto latitante sia la riflessione pedagogica dalla realtà scuola. Tutto ciò è tecnica e strumento, ma non è didattica né scuola.
Però Gelmini ha ragione.
Gelmini amministra la scuola e la governa. In queste attività di governo la pedagogia è, necessariamente, marginale.
Mi chiedo invece cosa facciano i soloni ministeriali dell’Istruzione per affiancare e dare input alla sua politica.
Gelmini ha a disposizione :
a) una struttura amministrativa ministeriale ossia uffici con impiegati e funzionari di vario grado ed abilità e abituati a lavorare come si lavora nei Ministeri ossia da zero a cento.
b) Gli uffici scolastici regionali, ossia i provveditorati agli studi; e in alcuni di questi uffici (Roma)  si lavora esclusivamente il “cartaceo”,  le pratiche si accumulano come pericolanti torri di Babele, si è ricevuti per 5-6 ore a settimana in tutto eccetera eccetera
c) edifici scolastici di eccellenza, ma anche tanti edifici scolastici decadenti o decaduti
d) un corpo docente molto diversificato, pochissimo rinnovato e con l’età media più alta tra quelle europee
e) i nostri ragazzi
Dovrei aggiungere che esistono anche i sindacati della scuola. Ma non sono in vena di umorismo.
Su tutto ciò governa la giovanissima Ministro che, per di più, proviene da cultura giuridica e politica.
Gelmini non può fare altro, tutto considerato, che quello che fa; se riesce a farlo nel migliore dei modi e lealmente, rispetto alle istituzioni, possiamo già dirci fortunati.
Imporre di ridurre le insufficienze, di controllare il bullismo, di stimolare lo studio, di far fare orari pieni ai docenti, far verificare la sicurezza degli edifici è tutto quello che attualmente può fare.
E’ vero: questa non è una riforma scolastica, non è una proposta pedagogica.
Perché in quel caso si dovrebbe, prima di elaborare una proposta di riforma cercarne le premesse culturali e quindi, ad esempio, fissare degli obbiettivi, analizzare le cause dell’insuccesso scolastico, proporsi di incentivare la motivazione allo studio, fronteggiare le carenze educative e la violenza a scuola con strumenti e metodi, migliorare la professionalità dei docenti, aggiornare le strutture scolastiche.
Ma perché, vista la situazione, dalla scuola non emergono, e  con vivace urgenza, queste o simili istanze?
Perché le facoltà universitarie e gli studiosi non esprimono proposte culturali di pedagogia applicata?
Perché gran parte delle famiglie continua a spingere sulle promozioni più che sull’educazione?
Perché nel frattempo i media non parlano di scuola se non per fatti di cronaca discutibili?
 
E dunque il ministro ha, anche se non sono d’accordo con lei, nella forma e nella sostanza, purtroppo ragione. Ma le sue sono ragioni burocratiche cui andrebbero contrapposte quelle della pedagogia e dell’Istruzione.
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2 risposte a “Quella di Gelmini non è una riforma, ma il ministro ha ragione.

  1. In questi anni, accanto al disprezzo per la preparazione e la cultura è prevalso un senso di approvazione per chi senza ritegno morale è arrivato velocemente, utilizzando raccomandazione, concussione, collusione …I miti dei miei alunni sono le veline e i calciatori.
    Ora ci siaccorge che le matricole all’ università non sanno l’italano e si dà la colpa alla scuola, al ’68, alla scuola di massa, agli anni 80, al Craxismo, invece penso che nella scuola ci sono sempre stati insegnanti preparati e non, alunni bravi e non, ma quando manca la motivazione allo studio da parte degli alunni e quando passano certi messaggi dalle TV, anche i migliori insegnanti diventano impotenti….e la Gelmini come è arrivata al Ministero? In tutto questo andazzo viene qualche dubbio!…Cosa possiamo sperare? !!

  2. Condivido molto di ciò che scrivi, penso che le TV, tuttavia, veicolino messaggi purtroppo condivisi. Penso anche che le motivazioni allo studio manchino non solo perchè c’è una crisi culturale, ma anche una crisi di valori e questo non si deve solo ai modelli prevalenti delle veline o dei talk – show (che personalmente rifiuto in toto).
    Se un ragazzino comincia a bere e fumare spinelli alle medie diventa difficile recuperarlo al valore dello studio, e se le famiglie chiedono promzione e non educazione diventa impossibile l’agire degli insegnanti.
    Insomma la scuola più che essere colpevole è una vittima, però non è esente da responsabilità.
    Chiudo qui, il discorso è ampio e complesso.

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