Cinque in condotta!

Dedico questo post ai ragazzi del mio avatar alcuni dei quali meritarono cinque, sei e sette in condotta in tempi non gelminiani e non sospetti! Alcuni dei quali oggi sono laureati, altri studiano, altri lavorano e nessuno, grazie al cielo e alla scuola, è finito male.
Disegno Nicola_03 002
I cinque in condotta sono arrivati, sono circa 35.000 e in alcuni casi rappresentano l’unica insufficienza in pagella. Dico subito che non sono contraria ad assegnare un voto meritato negativo o positivo che sia.
Aggiungo anche che a riflettere sul dato dovrebbero essere soprattutto le famiglie dei ragazzi trafitti dal cinque. I genitori si interrogheranno seriamente e correranno a chiedere un colloquio costruttivo con la scuola e speriamo che la scuola abbia risposte adeguate e non si trinceri dietro la normativa perché la sfida educativa è un investimento per il patrimonio culturale e sociale di tutti.
Di fronte a questi dati non si potrà (finalmente?) negare che ci sia davvero una emergenza educativa grave che il cinque (o il quattro) hanno solo fatto emergere e messo in luce, ma che era già evidente per molti episodi recenti e per le realtà che abbiamo intorno.
Dunque questo dovrebbe essere solo l’inizio.
A me rimangono solo due o tre dubbi tutti risolvibili e proposti solo per approfondire il discorso
 
a)      i ragazzi con il cinque quest’anno, che voto avevano l’anno scorso?
b)      La Ministro Gelmini è stata aspramente contestata ed accusata di uccidere la scuola: allora perché con tanto zelo si applica proprio il suo provvedimento più repressivo nei confronti dei ragazzi?
c)      Una così abbondante messe di voti negativi non ne inflaziona il significato? Non sappiamo forse che la giustificazione più comune dei ragazzi è: tanto vanno male tutti?

8 risposte a “Cinque in condotta!

  1. Con una Prof brava come te non poteva succedere niente hai tuoi allievi.
    Cordiali saluti
    Vinicio

  2. Un pò di disciplina, di rigore nelle interrogazioni, di controllo sui momenti di socializzazione, di rispetto delle regole, di libertà correttamente intesa come potere di compiere atti che non aggrediscono il prossimo, non hanno mai ucciso nessuno. Anzi …

    Buon fine settimana.

  3. Invece alle elementari il voto di condotta non è mai arrivato e le pagelle contengono giudizi con votazioni da 1(minimo) a 3 (massimo) su ciascuno di questi commi: attenzione , rispetto delle regole, partecipazione, socializzazione – per citarne alcuni. Quando ho visto sulla pagella di una delle mie figlie un 2 accanto a “capacità di socializzare” mi sono arrabbiata molto e ho chiesto alla maestra se non fosse da ritenersi costruttivo in una bambina il sapere ed il volere scegliere con chi giocare e di chi essere amica.
    Questi giudizi (che trovo generalmente assurdi perchè un giudizio essendo sulla persona non sulla didattica non deve entrare nella scuola) sono peggiori dei voti in condotta. Come lo è quello sulla “distrazione” o la “poca attenzione” in classe. Gli insegnanti devono stare attenti a come si esprimono e imparare a confrontarsi con i genitori perchè si verifichi insieme quanto quella disattenzione (come ci insegna la neuropsichiatria infantile) sia una semplice mancanza di educazione alla disciplina o sia il segnale di disturbi tipo dislessia, discalculia o problematiche diverse di natura psicologica.
    Voto di condotta alla scuola? N.c.

  4. L’esasperazione di una mamma o un papà attenti ai propri figli è comprensibile e molte volte, come in questo caso, giustificata.
    La mia obiezione al 2 in “socializzazione” alle elementari riguarda proprio la maestra (o le maestre?) . La socializzazione non si misura solo come un livello di partenza, ma come obbiettivo didattico. Posto che un bambino non socializzi, e un due dovrebbe significare che la socializzazione è praticamente nulla, l’insegnante dovrebbe valutare la situazione della classe e la propria azione didattica, e non il bambino.
    Chiaramente ogni classe è un caso a sè e non si può generalizzare. L’integrazione di un bambino può essere complicata dall’eterogeneità della realtà-classe e da tanti altri fattori.
    Prima (o invece) di dare un giudizio negativo su un alunno o alunna bisognerebbe dialogare e analizzare bene, ragionare e cercare di comprendere le dinamiche della classe e quelle che la presenza degli insegnanti innescano.
    Credo che il giudizio di questo genitore (mamma o papà che sia) nei confronti della scuola sia molto severo e critico, ma che vada recepito.
    Allo stesso tempo credo anche che la generalizzazione non renda giustizia a molti bravi insegnanti, che spero, ma non mi illudo, siano la maggioranza.

  5. Tanti auguri per la festa delle donne.
    Ciao
    Vinicio

  6. Mariaserena, non riesco a iscrivermi al blog, e quell’utente anonimo è Simona Martini, tua amica di fb.
    Nel precedente post mi sono forse espressa male. Io non voglio giudicare l’operato della maestra di mia figlia (che è a dir poco straordinaria). Avrei voluto solo fare una valutazione circa i criteri che istituzionalmente devono essere recepiti dalle insegnanti, nelle cui mani vengono consegnati criteri di valutazione che non possono e non potranno mai essere universali. Ogni bambino è ciò che è, esattamente come ogni adulto. Hanno simpatie e antipatie come gli adulti. Parlano con tutti ma alcuni sono gli amici e le amiche con cui condividono la scuola ed il post scuola. Evviva. Perchè dovrebbero tutti essere amici di tutti. Socializzare vuol dire ben altro. Ad esempio e soprattutto rispettare tutti, anche chi non ci è particolarmente gradito. E se mia figlia mal sopporta, con grande educazione, i compagni di classe che creano confusione o quelli a cui non ha nulla da dire, perchè deve essere “incriminata” in un giudizio per cui è quasi asociale. Credo che anche i bambini abbiano il diritto di scegliere e che si debba riconoscere e rispettare la loro capacità di scelta. Questa non è solo prerogativa degli adulti. E questa norma di valutazione pone su piani differenti adulti e bambini e ritorna a quegli articoli del codice che parimenti pongono sullo stesso piano minori e minorati, in quanto entrambi non hanno capacità giuridica di autotutela “… una persona minore, ovvero una persona incapace… di provvedere a se stessa…”.
    Io ho tre figli, e ciascuno è figlio unico, ciascuno ha socializzato e socializza differentemente in relazione al proprio carattere, ai propri codici di aggregazione. Non ho mai pensato di porli su una scala di valori. Non perchè sono la madre, ma semplicemente perchè li conosco e li riconosco e mi pongo loro come ci si pone con i fanciulli: ad altezza di occhi, nei loro panni, per dirla spicciola. So che da madre e da adulta non devo e non posso giudicarli. Mi è concesso guidarli ma non ostacolarli. Mi è concesso insegnare loro le mie conoscenze ma non essere il loro motus pensante. Mi è concesso consigliarli ma non cambiarli. Farli crescere nella diversità, questo sì che è necessario. Insegnarli che è nel diverso che ci si incontra e che gli uguali portano solo verso uno specchio che riconduce alla propria immagine.
    Scusa, potrei parlare per ora di loro: dei mie figli e di tutti i bambini e gli adolescenti ed i ragazzi per cui sono la zia a cui si affidano ed affidano le loro parole…
    Il giudizio sulla persona è sempre un giudizio dato da un’altra persona per questo senza valore, perchè cambia e cambia cambiando le persone poste a giudicare.
    Questa mi pare tanto la scuola dell’omologazione. Io ho frequentato la scuola (come insegnava il mio prof di filosofia) per essere diversa fra i diversi. Questo insegno ai miei figli e questo vorrei si insegnasse a scuola.

  7. Ciao Serena, che piacere vedere la foto di Davide e dei suoi compagni.
    E’ vero, nonostante in certi momenti meritassero un voto basso in condotta, per forutna nessuno è finito male.
    Un abbraccio.
    Caterina

  8. Rispondo con ritardo (scusami è stato involontario) a Simona Martini.
    Condivido completamente le sue osservazioni sui bambini che mi hanno anche commosso perchè suonano come una musica perfettamente accordata con il mio sentire e pensare.
    Per tutta la mia vita di insegnante ho pensato le stesse cose, ora le scrivo, ma lei ha dette come meglio non saprei.

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