Urgenza scuola

“Come sparare sulla Croce Rossa” si dice quando si vuole definire mariaser1 news 07una troppo facile impresa nella quale eccessive e sproporzionate energie, sono profuse per una causa modesta. E’ ciò che si prova  nel rispondere agli squilli battaglieri di chi annuncia una ritirata del Ministro Gelmini o una sua sconfitta. Numerosi interventi scritti nel mese di Ottobre in questo spazio di Notecellulari  e di Praticomondo avevano già descritto la realtà di una situazione ad arte amplificata e deformata. Gelmini ha continuato a dire che non ci sarebbero state imposizioni, che i genitori che lo avessero chiesto avrebbero avuto il tempo pieno, che il maestro unico era una scelta che riguardava piuttosto la compresenza che non la copertura oraria della giornata scolastica degli alunni. Ma agli antagonisti non interessava, né interessa, il dibattito sulla scuola. La contestazione è stata ed è strumentale: dunque fine a se stessa.
Peccato.
Perché la scuola ha davvero bisogno di idee e di riforma. La società e la realtà giovanile con cui la nostra scuola e gli insegnanti si confrontano devono essere analizzate, i giovani devono essere ascoltati, le nuove frontiere culturali sono una confronto ineludibile. Invece assistiamo a crociate sterili e imbastardite da una rancorosa e pregiudiziale opposizione che non sta andando da nessuna parte né produce proposte adeguate alla sfida fomentata.
Al ministro Gelmini non possiamo rimproverare di essere al Governo perché il suo partito ha vinto le elezioni; pragmaticamente si sarebbe potuto chiederle, come qualcuno ha fatto, una più diretta conoscenza della realtà scolastica.
Ma chi conosce davvero questa realtà? Chi davvero si interroga e si documenta? La complessità è ardua da amministrare. Tuttavia è necessario e improcrastinabile pensare ad una nuova scuola adeguata alla diversità ed alla eterogeneità con la quale l’istruzione si confronta.
E’ necessario considerare che le categorie sbandierate quali merito, eccellenza, produttività, legalità sono un fine e non un mezzo.
Il cammino è lungo, la riflessione si impone.
Non è il caso di gridare vittoria a sproposito. Negli ultimi decenni per sindacati e associazioni, amministrazioni e governi non hanno fatto altro, per la nostra scuola, che semplificare, immettere in ruolo, promuovere, esortare implicitamente ad abbassare il livello e a fingere che tutto andasse bene. I risultati sono dequalificazione, frustrazione e una imbarazzante dose di ignoranza.
Non sarebbe il caso di smettere di giocare coi fiammiferi? 
 
 
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12 risposte a “Urgenza scuola

  1. “Invece assistiamo a crociate sterili e imbastardite da una rancorosa e pregiudiziale opposizione che non sta andando da nessuna parte né produce proposte adeguate alla sfida fomentata”

    Su questo concòrdo pienamente.

    Aggiungerei poi che addirittura, per come andava strutturandosi, mi pare eccessivo pure che l’iniziativa Gelmini fosse definita “riforma”. Una riforma presume un quadro organico a monte, in base al quale distribuire i tasselli a disposizione affinché il “disegno” si manifèsti.

    La Gentile era una riforma, nel bene e nel male si intende: presupponeva perlomeno un’idea di cittadino alla base, e quindi un’idea di stato, un’idea di formazione e quindi anche un’idea di istruzione ORGANICHE tra loro. Non a casa, tra frizzi e lazzi, diede i suoi ultimi colpi di coda fin quasi sulle soglie del secolo XXI.

    Il problema è che, in nome dell’efficienza, sono nel tempo venute a mancare le idee: come diceva G.K. Chesterton, invece, “non c’è niente di più pragmatico di un sano idealismo”.

    Quello che sia, poi.

  2. “Invece assistiamo a crociate sterili e imbastardite da una rancorosa e pregiudiziale opposizione che non sta andando da nessuna parte né produce proposte adeguate alla sfida fomentata”

    Su questo concòrdo pienamente.

    Aggiungerei poi che addirittura, per come andava strutturandosi, mi pare eccessivo pure che l’iniziativa Gelmini fosse definita “riforma”. Una riforma presume un quadro organico a monte, in base al quale distribuire i tasselli a disposizione affinché il “disegno” si manifèsti.

    La Gentile era una riforma, nel bene e nel male si intende: presupponeva perlomeno un’idea di cittadino alla base, e quindi un’idea di stato, un’idea di formazione e quindi anche un’idea di istruzione ORGANICHE tra loro. Non a casa, tra frizzi e lazzi, diede i suoi ultimi colpi di coda fin quasi sulle soglie del secolo XXI.

    Il problema è che, in nome dell’efficienza, sono nel tempo venute a mancare le idee: come diceva G.K. Chesterton, invece, “non c’è niente di più pragmatico di un sano idealismo”.

    Quello che sia, poi.

  3. Non è facile sintetizzare situazioni come questa e ti ringrazio di aver colto lo spirito, che vuol essere costruttivo, del mio intervento.
    Direi che la crisi è culturale, ed è crisi profonda ed estesa.
    Quanto più ci si mostra certi di una possibile semplificazione tanto più si dimostra, a mio modesto parere, che non si tiene conto della difficoltà del problema che si vorrebbe risolvere.
    Però è anche vero che molta geronto-burocrazia si abbarbica alla difficoltà come ad un alibi.
    Hai ragione, Anarcadia, non era una riforma quella gelminiana, la stessa Gelmini non l’aveva chiamata tale.
    Però proprio da qui è nata la mia attenzione per il suo operato che comunque mi è sempre sembrato più amministrativo che riformista. E’ anche vero, sempre a mio modesto parere, che molta “amministrazione” sta consentendo situazioni poco utili alla scuola e rivolte a tutelare interessi di categoria.
    Un solo esempio: se un lavoratore (laureato o non) di una media-piccola azienda perde il posto… deve subire e spesso vive drammi irrisovibili; se un insegnante si trova, per riduzione di organico, a esser solo trasferito e cambiare scuola si dice che “perde” posto di lavoro. E’ giusto?
    Comunque il lavoro dei docenti è importante e meriterebbe d’essere riqualificato
    Ciao!

  4. Non è facile sintetizzare situazioni come questa e ti ringrazio di aver colto lo spirito, che vuol essere costruttivo, del mio intervento.
    Direi che la crisi è culturale, ed è crisi profonda ed estesa.
    Quanto più ci si mostra certi di una possibile semplificazione tanto più si dimostra, a mio modesto parere, che non si tiene conto della difficoltà del problema che si vorrebbe risolvere.
    Però è anche vero che molta geronto-burocrazia si abbarbica alla difficoltà come ad un alibi.
    Hai ragione, Anarcadia, non era una riforma quella gelminiana, la stessa Gelmini non l’aveva chiamata tale.
    Però proprio da qui è nata la mia attenzione per il suo operato che comunque mi è sempre sembrato più amministrativo che riformista. E’ anche vero, sempre a mio modesto parere, che molta “amministrazione” sta consentendo situazioni poco utili alla scuola e rivolte a tutelare interessi di categoria.
    Un solo esempio: se un lavoratore (laureato o non) di una media-piccola azienda perde il posto… deve subire e spesso vive drammi irrisovibili; se un insegnante si trova, per riduzione di organico, a esser solo trasferito e cambiare scuola si dice che “perde” posto di lavoro. E’ giusto?
    Comunque il lavoro dei docenti è importante e meriterebbe d’essere riqualificato
    Ciao!

  5. Maria Serena,
    scrivi cose sacrosante, che condivido pienamente.
    No, “Non è il caso di gridare vittoria a sproposito”
    e
    “amministrazioni e governi non hanno fatto altro, per la nostra scuola, che semplificare, immettere in ruolo, promuovere, esortare implicitamente ad abbassare il livello e a fingere che tutto andasse bene.”
    “I risultati sono…”
    appunto, quoto tutto! Non va bene per niente.
    un saluto caro
    giovanna

  6. Maria Serena,
    scrivi cose sacrosante, che condivido pienamente.
    No, “Non è il caso di gridare vittoria a sproposito”
    e
    “amministrazioni e governi non hanno fatto altro, per la nostra scuola, che semplificare, immettere in ruolo, promuovere, esortare implicitamente ad abbassare il livello e a fingere che tutto andasse bene.”
    “I risultati sono…”
    appunto, quoto tutto! Non va bene per niente.
    un saluto caro
    giovanna

  7. Ciao Gio000, e grazie.
    Un caro saluto e un preaugurio per Natale 🙂

  8. Ciao Gio000, e grazie.
    Un caro saluto e un preaugurio per Natale 🙂

  9. Ciao, Mariaserena,
    condivido appieno quanto scrivi. Trovo che le pregiudiziali ideologiche relative non solo alla scuola ma a tutta la società costituiscano in questo momento un’ulteriore zavorra al superamento della crisi economica mondiale. Si chiacchiera e, soprattutto, ci si pone di fronte all’interlocutore con la supponenza di sapere già cosa dirà e bocciando (o approvando) aprioristicamente la sua proposta solo perchè proviene da un certo schieramento ideologico. Succede da sempre, in questo Paese. Purtroppo temo però che in questo momento non ce lo si possa permettere: dovrebbero rendersene conto certi sindacati e certi politicanti che continuano a sostenere le loro posizioni solo in nome dell’ideologia di appartenenza.
    Mi scuso per l’eccessiva lunghezza del commento.
    Un saluto.

  10. Ciao, Mariaserena,
    condivido appieno quanto scrivi. Trovo che le pregiudiziali ideologiche relative non solo alla scuola ma a tutta la società costituiscano in questo momento un’ulteriore zavorra al superamento della crisi economica mondiale. Si chiacchiera e, soprattutto, ci si pone di fronte all’interlocutore con la supponenza di sapere già cosa dirà e bocciando (o approvando) aprioristicamente la sua proposta solo perchè proviene da un certo schieramento ideologico. Succede da sempre, in questo Paese. Purtroppo temo però che in questo momento non ce lo si possa permettere: dovrebbero rendersene conto certi sindacati e certi politicanti che continuano a sostenere le loro posizioni solo in nome dell’ideologia di appartenenza.
    Mi scuso per l’eccessiva lunghezza del commento.
    Un saluto.

  11. @Mariaserena, intanto grazie per la rèplica:

    “Quanto più ci si mostra certi di una possibile semplificazione tanto più si dimostra, a mio modesto parere, che non si tiene conto della difficoltà del problema che si vorrebbe risolvere. Però è anche vero che molta geronto-burocrazia si abbarbica alla difficoltà come ad un alibi.”

    Condivido ampiamente queste tue affermazioni.

  12. @Mariaserena, intanto grazie per la rèplica:

    “Quanto più ci si mostra certi di una possibile semplificazione tanto più si dimostra, a mio modesto parere, che non si tiene conto della difficoltà del problema che si vorrebbe risolvere. Però è anche vero che molta geronto-burocrazia si abbarbica alla difficoltà come ad un alibi.”

    Condivido ampiamente queste tue affermazioni.

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