Ragazze e ragazzi: al voto di condotta

Edunet-squareNon che abbia mai pensato di bocciare qualcuno per la condotta. Anzi. Per una mia insopprimibile propensione verso le situazioni complesse ho sempre accettato la sfida dell’educazione, anzi l’ho cercata forse con un eccesso di fiducia nelle mie reali possibilità. Di conseguenza ho sempre pensato che un problema di condotta fosse troppo complesso perché sia schematizzato in una valutazione numerica.
Però una convinzione non è una lapide di bronzo che perenne si staglia a definire una studiosa[1]sentenza o un motto. Una convinzione si basa su l’elaborazione di dati in nostro possesso e sui nostri principi morali, sociali che per un insegnante sono anche didattici ed educativi.
Credo che nessun voto possa essere usato come uno strumento-arma-totale, né quelli di condotta né quelli di profitto.
Un voto è, a mio avviso, una misura. Una misura esiste perché stabilisce una convenzione accettata dalle due parti.
Per cui si potrebbe dire : “Io misuro il tuo rendimento perché ho competenze adeguate e ti ho fornito materia e strumenti di apprendimento e tu accetti la misura non solo perché sei venuto in una istituzione educativa che consideri rispettabile ed equa, ma perché vuoi capire quale sia il livello che hai raggiunto e come regolarti per il futuro.”
E’ evidente che una misura dovrebbe essere oggettiva.
E’ noto che metodi di valutazione oggettiva sono stati studiati, diffusi, sperimentati.
Nonostante ciò non esiste un’oggettività assoluta.
Non voglio percorre qui la comoda ma arida strada dei tecnicismi.
Preferisco raccontare esperienze.
Il voto di condotta mi ha fatto pensare alle mie alunne. Anche se, come ho già detto varie volte, le mie classi erano prevalentemente maschili, “le femmine” mi hanno talvolta esasperato, ma raramente hanno sfidato la situazione fino ad esporsi a punizioni dei consigli di classe.
Ma questa volta voglio ricordare le mie brave ragazze, o meglio quelle, per me, esemplari.
Ho già detto che credo poco nell’oggettività.
La mia studentessa esemplare è stata quella curiosa e intelligente, ironica e disposta a mettersi in gioco; è stata quella che studiava sempre, ma senza esibirsi, quella che non faceva la vittima cercando di fare apparire i compagni peggiori di quel che già fossero. Quella che riusciva ad avere un ruolo nella classe, ma senza presumere di doversi sentir dire ogni giorno “Quanto sei brava” oppure “Sei l’unica che ha capito”. Quella che prendeva appunti e li passava, quella che cercava di aiutare. Quella che non faceva “lecchinaggio” con nessuno. Non sono state molte. Ragazze toste. Rare ma grandi.
Però non potevo non comprendere anche le loro famiglie quando venivano ai colloqui dicendo. “Ma in che classe è capitata mia figlia? Che compagni ha? Siamo preoccupati.”
Le famiglie avevano ragione: si investe tutto sui figli e non si accetta che siano sfiorati dal branco; o lo si sopporta, ma si vorrebbero le giuste distinzioni.
Per questo penso che un’insufficienza in condotta, adeguatamente motivata anche se non risolve possa essere una terapia in alcuni casi seri.
Del resto quali altri strumenti abbiamo elaborato in tutti questi anni di lamentele sul degrado della realtà dell’istruzione?
E i soldi spesi in progetti dedicati al tema, che cosa hanno prodotto?
 
Non chiederei l’insufficienza in condotta per marcare l’esuberanza o l’indisciplina fronteggiabile con un rimprovero verbale o scritto; ma per stigmatizzare e distinguere il bullismo vero, la violenza o la volgarità reale, la reiterata mancanza di rispetto per la scuola e i compagni di ragazzi che non si adeguano alle regole ma vogliono sovrapporre le proprie.
Il discorso è lungo.
Ma fin tanto che la realtà giovanile resta un pianeta guardato con sospetto e tutto sommato molto giudicato e pochissimo conosciuto un paletto come il voto di condotta ci può stare.
E’ solo un paletto necessario a marcare un limite.
Attenzione a non considerarlo un rimedio universale.
Altre ben più faticose soluzioni devono essere trovate dal mondo degli adulti educatori fatto da genitori ed insegnanti, non aspettiamocele da un decreto.
Cominciamo ad aprire gli occhi: il cento per cento dei ragazzi che escono da una discoteca hanno ecceduto con l’alcool e/o fatto uso di sostanze. Tutti positivi al test sulla droga dice una recentissima notizia. Sono loro. Sono gli stessi che non solo poi troviamo in classe, ma che vivono in casa con noi. Vogliamo rimediare con la condotta?  
 
Annunci

20 risposte a “Ragazze e ragazzi: al voto di condotta

  1. grande profi, condivido il contenuto di questo post, ma tanto, tanto.

  2. grande profi, condivido il contenuto di questo post, ma tanto, tanto.

  3. grande profi, condivido il contenuto di questo post, ma tanto, tanto.

  4. grande profi, condivido il contenuto di questo post, ma tanto, tanto.

  5. grande profi, condivido il contenuto di questo post, ma tanto, tanto.

  6. Per la verità scrivo queste cose perchè ne sono convinta; però mentre le scrivo penso che non saranno considerate politicamente corrette.
    Mi sembra che ci sia in giro una propensione all’allineamento pregiudiziale pro o contro, una tendenza a schierarsi convenzionalmente secondo logiche di appartenenza.
    Ma appartenenza a che? mi chiedo allora. Le categorie sono saltate, le ideologie sono in evidente crisi, ciò che definivamo valori si sono a volte rivelati convenzioni e i superstiti sono pochissimo condivisi. Il confronto e il dialogo sono spesso ridotti ad atti di sottomissione simulata.
    A questo punto è meglio liberare la mente, fermarsi ad esaminare i dati conosciuti, e smettere di applicare schemi falliti. Insomma forse è necessario un ripristino dell’empirismo.
    Vabbè, non voglio ammorbare.
    Dico però che qualunque ricerca deve accettare un rischio a 360 gradi, e che comprende l’ipotesi di avere sbagliato strada. E’ già accaduto.
    La generazione dei genitori e degli insegnanti degli attuali adolescenti potrebbe ancora ricominciare a pensare. Ma lo farà?

  7. Per la verità scrivo queste cose perchè ne sono convinta; però mentre le scrivo penso che non saranno considerate politicamente corrette.
    Mi sembra che ci sia in giro una propensione all’allineamento pregiudiziale pro o contro, una tendenza a schierarsi convenzionalmente secondo logiche di appartenenza.
    Ma appartenenza a che? mi chiedo allora. Le categorie sono saltate, le ideologie sono in evidente crisi, ciò che definivamo valori si sono a volte rivelati convenzioni e i superstiti sono pochissimo condivisi. Il confronto e il dialogo sono spesso ridotti ad atti di sottomissione simulata.
    A questo punto è meglio liberare la mente, fermarsi ad esaminare i dati conosciuti, e smettere di applicare schemi falliti. Insomma forse è necessario un ripristino dell’empirismo.
    Vabbè, non voglio ammorbare.
    Dico però che qualunque ricerca deve accettare un rischio a 360 gradi, e che comprende l’ipotesi di avere sbagliato strada. E’ già accaduto.
    La generazione dei genitori e degli insegnanti degli attuali adolescenti potrebbe ancora ricominciare a pensare. Ma lo farà?

  8. Per la verità scrivo queste cose perchè ne sono convinta; però mentre le scrivo penso che non saranno considerate politicamente corrette.
    Mi sembra che ci sia in giro una propensione all’allineamento pregiudiziale pro o contro, una tendenza a schierarsi convenzionalmente secondo logiche di appartenenza.
    Ma appartenenza a che? mi chiedo allora. Le categorie sono saltate, le ideologie sono in evidente crisi, ciò che definivamo valori si sono a volte rivelati convenzioni e i superstiti sono pochissimo condivisi. Il confronto e il dialogo sono spesso ridotti ad atti di sottomissione simulata.
    A questo punto è meglio liberare la mente, fermarsi ad esaminare i dati conosciuti, e smettere di applicare schemi falliti. Insomma forse è necessario un ripristino dell’empirismo.
    Vabbè, non voglio ammorbare.
    Dico però che qualunque ricerca deve accettare un rischio a 360 gradi, e che comprende l’ipotesi di avere sbagliato strada. E’ già accaduto.
    La generazione dei genitori e degli insegnanti degli attuali adolescenti potrebbe ancora ricominciare a pensare. Ma lo farà?

  9. Per la verità scrivo queste cose perchè ne sono convinta; però mentre le scrivo penso che non saranno considerate politicamente corrette.
    Mi sembra che ci sia in giro una propensione all’allineamento pregiudiziale pro o contro, una tendenza a schierarsi convenzionalmente secondo logiche di appartenenza.
    Ma appartenenza a che? mi chiedo allora. Le categorie sono saltate, le ideologie sono in evidente crisi, ciò che definivamo valori si sono a volte rivelati convenzioni e i superstiti sono pochissimo condivisi. Il confronto e il dialogo sono spesso ridotti ad atti di sottomissione simulata.
    A questo punto è meglio liberare la mente, fermarsi ad esaminare i dati conosciuti, e smettere di applicare schemi falliti. Insomma forse è necessario un ripristino dell’empirismo.
    Vabbè, non voglio ammorbare.
    Dico però che qualunque ricerca deve accettare un rischio a 360 gradi, e che comprende l’ipotesi di avere sbagliato strada. E’ già accaduto.
    La generazione dei genitori e degli insegnanti degli attuali adolescenti potrebbe ancora ricominciare a pensare. Ma lo farà?

  10. Per la verità scrivo queste cose perchè ne sono convinta; però mentre le scrivo penso che non saranno considerate politicamente corrette.
    Mi sembra che ci sia in giro una propensione all’allineamento pregiudiziale pro o contro, una tendenza a schierarsi convenzionalmente secondo logiche di appartenenza.
    Ma appartenenza a che? mi chiedo allora. Le categorie sono saltate, le ideologie sono in evidente crisi, ciò che definivamo valori si sono a volte rivelati convenzioni e i superstiti sono pochissimo condivisi. Il confronto e il dialogo sono spesso ridotti ad atti di sottomissione simulata.
    A questo punto è meglio liberare la mente, fermarsi ad esaminare i dati conosciuti, e smettere di applicare schemi falliti. Insomma forse è necessario un ripristino dell’empirismo.
    Vabbè, non voglio ammorbare.
    Dico però che qualunque ricerca deve accettare un rischio a 360 gradi, e che comprende l’ipotesi di avere sbagliato strada. E’ già accaduto.
    La generazione dei genitori e degli insegnanti degli attuali adolescenti potrebbe ancora ricominciare a pensare. Ma lo farà?

  11. Simo, che grezza, mi sono dimenticata: grazie! 🙂

  12. Grande, Mariaserena, come sempre!
    Condivido completamente quanto affermi (compreso quanto hai scritto nel commento 2).
    Un caro saluto.

  13. Grande, Mariaserena, come sempre!
    Condivido completamente quanto affermi (compreso quanto hai scritto nel commento 2).
    Un caro saluto.

  14. Grande, Mariaserena, come sempre!
    Condivido completamente quanto affermi (compreso quanto hai scritto nel commento 2).
    Un caro saluto.

  15. Grande, Mariaserena, come sempre!
    Condivido completamente quanto affermi (compreso quanto hai scritto nel commento 2).
    Un caro saluto.

  16. Grande, Mariaserena, come sempre!
    Condivido completamente quanto affermi (compreso quanto hai scritto nel commento 2).
    Un caro saluto.

  17. Ciao Crit, una amica virtuale e virtuosa 🙂

  18. Magari tutti gli insegnanti fossero come te! Complimenti!

  19. Ciao cara Rita, grazie, davvero troppo buoni tutti voi.

  20. Ciao Mariaserena, anch’io condivido,bisogna fare i conti con quello che abbiamo e non con quello che vorremmo; fare finta che il ‘male’ sia lontano dalle nostre case o dalle nostre classi può recare solo altro danno!

scrivi il tuo commento :)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...